Overlord di Julius Avery - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 45/2018

Overlord


Regia di Julius Avery

Perché ogni film griffato J.J. Abrams (quelli prodotti ancor più che quelli realizzati in prima persona) ci pare così derivativo? Perché non ci abbandona un senso di déjà vu? Perché siamo sempre tentati di ricondurlo a qualcos’altro? Tante domande, pure troppe. Di certo non siamo gli unici, visto che il medesimo Abrams ha dovuto precisare che Overlord non è un nuovo capitolo del suo franchise Cloverfield, come in molti avevano pensato. Ovvio, Abrams resta il deus ex machina dietro il sistema seriale e transmediale alla Lost, il bricoleur di immaginari gourmet un tempo fragranti, riproposti con acribia filologica in formato fast food (Super 8), e tanto meglio se c’è chi va in brodo di giuggiole e le vede come lettere d’amore ai propri maestri (Spielberg) e feticci (Star Trek, Mission: Impossible). Overlord si colloca in questo laboratorio di contaminazioni e ibridazioni, in tutto simile alle sue sventurate vittime di esperimenti nazisti in una fosca Normandia pre D-Day, dove un gruppo di paracadutisti Usa deve distruggere un trasmettitore radio tedesco. Un po’ (tanto) Bastardi senza gloria, un po’ Dead Snow e i suoi zombie nazi (ma senza esagerare: troppo cafone), all’inizio vuole pure aggiornare in modalità immersiva videoludica il caro vecchio Salvate il soldato Ryan (la discesa in paracadute sotto il fuoco della contraerea). «Non so che fine farò», si domanda il soldatino nero che sgrana gli occhi sugli orrori. Noi lo sappiamo bene, e - purtroppo - immaginiamo subito anche tutto quello che precede l’(happy) end, inclusa la torsione del war movie nell’horror. Chi si accontenta gode. Gli altri si rivedano La fortezza di Michael Mann.

I 400 colpi

PMB
2
RMO
5
media
3.5
Overlord (2018)
Titolo originale: Overlord
Regia: Julius Avery
Genere: Horror - Produzione: Usa - Durata: 109'
Cast: Wyatt Russell, Pilou Asbæk, Iain De Caestecker, Bookem Woodbine, Jacob Anderson, John Magaro, Jovan Adepo, Mathilde Ollivier, Dominic Applewhite, Gianny Taufer, Joseph Quinn
Sceneggiatura: Billy Ray, Mark L. Smith

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Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.


Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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