Paulina di Santiago Mitre - la recensione di FilmTv

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La citazione

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Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 47/2018

Paulina


Regia di Santiago Mitre

È un cinema sadico, quello di Mitre. Prende un personaggio, ne testa violentemente gli ideali, misura quanto il pubblico sia lontano dal politico, ne studia l’agire e le parole. Lascia allo spettatore la verifica morale, proponendogli una scrittura opaca, uno sguardo comportamentista. Sceglie di non orientare tra ciò che è bene e ciò che è male: non marca i nessi causa/effetto, resta in superficie, sulla lingua e sui gesti, non scende nella psicologia, non cede alla didascalia. Sceglie di proporre l’enigma: l’enigma dell’uomo e del (di un) potere. Così era in El estudiante, in cui seguiva l’ascesa e lo sviamento di un giovane idealista, così è stato in Il presidente (l’ultimo film, distribuito poche settimane prima di questo), così è in Paulina, opera seconda, storia di giovane donna borghese che lascia la carriera d’avvocato - contro il parere del padre giudice e del compagno - per insegnare in una regione ad alto disagio sociale. Stuprata, e messa incinta, sceglie di tenere il bambino. Il punto è: perché? La scrittura di Mitre (e del sodale Mariano Llinás, notevolissimo autore in proprio di Historias extraordinarias e La flor) non risponde, facendo sadicamente di quel feto, e di quella scelta, lo specchio perturbante del resto, il vuoto da riempire per lo spettatore (così come per Il presidente erano i fantasmi della figlia). Da cosa si origina, quel figlio? Da una colpa del singolo? Dal sociale? E ancora: è uno slancio di idealismo? Un gesto coerente? Una caricatura politica? Un atto contro il padre? Paulina cammina verso la macchina da presa, che arretra e si lascia superare. La guardiamo: ma il nostro film è tutto oltre, tutto nel cercare di capirla.

I 400 colpi

FDM
5
ES
4
GS
7
media
5.3
Paulina (2015)
Titolo originale: La patota
Regia: Santiago Mitre
Genere: Drammatico - Produzione: Brasile/Francia/Argentina - Durata: 103'
Cast: Dolores Fonzi, Oscar Martínez, Esteban Lamothe, Cristian Salguero, Gabriela Pastor, Laura López Moyano, Andrea Quattrocchi
Sceneggiatura: Santiago Mitre, Mariano Llinás

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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