Tre volti di Jafar Panahi - la recensione di FilmTv

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Pier Maria Bocchi dice che Velluto nero è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:50.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«All work and no play makes Jack a dull boy»

cinerama
8657
servizi
3092
cineteca
2812
opinionisti
1906
locandine
1028
serialminds
820
scanners
488
Recensione pubblicata su FilmTv 48/2018

Tre volti


Regia di Jafar Panahi

Tre volti è il quarto film che Jafar Panahi ha girato in clandestinità e questa volta, anziché essere protagonista, è solo un testimone: uno sguardo leggermente decentrato, che lascia le prigioni domestiche (in cui erano ambientati This Is Not a Film, 2011, e Closed Courtain, 2013) e la metropoli di Taxi Teheran (2015), per immergersi in una remota provincia rurale dove non si parla nemmeno il farsi. E da cui una ragazza, Marziyeh, ha mandato alla nota attrice Behnaz Jafari un video selfie girato col cellulare, in cui la si vede impiccarsi. Behnaz si fa accompagnare da Panahi per verificare cosa sia successo davvero («No, non sto andando a girare un film», assicura lui telefonando alla madre preoccupata, in una rara allusione alla sua condizione di condannato). Presto è chiaro che il suicidio è simulato, che le immagini iniziali, per quanto crude e verosimili, sono state manipolate - anche se Panahi si meraviglia della professionalità del trucco. Ma il gioco autoriflessivo, costante nel cinema iraniano dai tempi di Close-up (1990) di Kiarostami e aggiornato ai nuovi media, finisce qui. Perché Tre volti parla sì di cinema, ma nei suoi risvolti sociali per quanto concerne le donne. La giovane Marziyeh è ostracizzata nel villaggio perché vuol fare l’attrice - o meglio l’«intrattenitrice», come si dice laggiù. E va a nascondersi a casa di Shahrzad, un’attrice-cantante attiva ai tempi dello scià e che ora vive in solitudine ai margini del villaggio, dopo esser stata perseguitata. Ma appena Behnaz Jafari arriva nel villaggio, tutti la riconoscono come protagonista di una serie tv, la blandiscono, e c’è chi le affida un pacchetto col prepuzio del figlio, da seppellire a Teheran per assicurargli un futuro migliore. Tre volti femminili in cui si specchia l’ipocrisia di una società che reprime le donne prima ancora degli artisti, e che al tempo stesso è profondamente mediatizzata («Qui ci sono più parabole che uomini», dice un abitante del villaggio; e il tormentone ricorrente è: «C’è campo?»). Panahi rappresenta con abbondanza di metafore la crisi della mascolinità di una società patriarcale (c’è anche un toro da monta che sta morendo). E con passo sereno e contemplativo, con fiducia commovente nella forza del pianosequenza e dell’ellissi, apre nel racconto tanti piccoli misteri. A un certo punto il buio cala di colpo - prodigio digitale? Poco oltre, nelle tenebre, si intravede la fossa in cui sappiamo che una vecchia aspetta la morte, e pare insanguinata. Perché? E dei tre volti, quello di Shahrzad non si vede mai. Si sente solo la sua voce, in un cd di poesie, e la si vede di spalle, mentre dipinge un quadro en plein air. Dopo il cinema, la pittura. È un’altra metafora? Chissà. Intanto Panahi sta per tutto il film in macchina, come in un film di Kiarostami, e ci dorme pure, quasi avesse paura di entrare nelle case (come Bulle Ogier appena uscita di prigione in Le Pont du Nord di Rivette). E sotto l’elusiva semplicità ha girato uno dei suoi film più liberi, densi e - miracolo - ottimisti. 

I 400 colpi

PA
8
RM
7
EM
7
FM
10
RMO
8
EMO
8
GAN
8
LP
6
ES
8
GS
7
FT
7
media
7.6
Tre volti (2018)
Titolo originale: Se rokh
Regia: Jafar Panahi
Genere: Drammatico - Produzione: Iran - Durata: 100'
Cast: Behnaz Jafari, Jafar Panahi, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei, Narges Del Aram
Sceneggiatura: Jafar Panahi, Nader Saeivar

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

Vuoi vedere il film in streaming?

Aggiungi questo contenuto
ai tuoi articoli salvati.

Aggiungi questo film
a quelli che vuoi vedere.

Manda il testo di questo
articolo a un amico.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti
Privacy Policy