Isabelle di Mirko Locatelli - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 48/2018

Isabelle


Regia di Mirko Locatelli

È una donna matura, Isabelle, astronoma francese e professoressa sola nella campagna triestina. Una donna con un segreto, legato a un incidente d’auto su cui si sta ancora indagando, a un figlio tornato in Francia per accudire la moglie in dolce attesa, a un giovane che Isabelle pare incontrare casualmente in ospedale, per poi seguirlo nel recupero, con lezioni private di fisica. Locatelli, come sempre, si muove proprio lì, dove il cinema serve: sulla soglia del segreto. Leggero e pudico come i francesi che ama, gira un film così scarno e laconico (il che non significa poco parlato) da farsi inevitabile teatro di spettri, di domande, di possibili tensioni non dette, trattenute nei corpi messi in scena, e non dimostrate. Al limite esplose, d’improvviso, con sconcerto. Perché stare sulla soglia del segreto significa cercare un cinema in cui ciò che lega i personaggi è una domanda costante, da ridefinire di continuo: se per lo spettatore non è possibile esser certo di quanto i protagonisti sappiano l’uno dell’altro, non gli resta che fare ipotesi, provare a leggere i gesti, scrutare il balletto dei corpi, cercare il senso dei loro rapporti nei dettagli più piccoli. Mettere se stesso nel film, per provare a capire quel che si muove, sotto l’immagine, dentro. Il thrilling è questo: una questione di comprensione. Cinema morale, e laboratoriale: attiva la tensione contrapponendo professionisti in cerca di realismo (Ascaride e Stévenin) all’uso bressoniano dei non professionisti. L’equilibrio non è stabile: è fragile, produttivo a momenti. Ma non è la stabilità, che cerchiamo. Cerchiamo un’idea di cinema, uno sguardo sul mondo. E qui ci sono, fortissimi.

I 400 colpi

IF
7
MG
6
RM
5
MM
7
FM
7
RMO
6
GAN
7
LP
7
GS
7
media
6.6
Isabelle (2018)
Titolo originale: -
Regia: Mirko Locatelli
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Ariane Ascaride, Samuele Vessio, Robinson Stévenin, Lavinia Anselmi
Sceneggiatura: Mirko Locatelli, Giuditta Tarantelli

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Ritmo
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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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