Lontano da qui di Sara Colangelo - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che Le conseguenze dell'amore è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 13:00.

Hirokazu Kore-eda torna a Venezia dopo due anni: il suo La vérité aprirà infatti #Venezia76. Il film presentato in concorso a Venezia 74 era stato The Third Murder, tuttora inedito in Italia, fatta eccezione per una proiezione allo Spazio Oberdan di Milano del mese di febbraio 2019. Ne riproponiamo qui la recensione.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il cibo, la tradizione, il vino... ma la birra? Piccolo excursus su una bevanda popolare, ma non così tanto al cinema.

Al cinema da giovani è una raccolta di scritti di Maurizio Ponzi, appena uscita, da cui abbiamo tratto l'intervista che Ponzi fece a Jean-Pierre Melville negli anni '60, pubblicata su FilmTv n° 33. Per accompagnare quella lettura vi proponiamo il testo di Emanuela Martini su Lo spione .

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 50/2018

Lontano da qui


Regia di Sara Colangelo

All’apparenza una variazione sul tema del bambino prodigio, questa storia di una maestra d’asilo con velleità da poetessa che intercetta il genio in un alunno e proietta su di lui il senso del proprio esistere, come una miracolosa via d’uscita dall’horror vacui del mondo moderno. In Lontano da qui (incomprensibile titolo italiano) il piccolo portento rimane però in secondo piano, perché la storia è quella della sua mentore, Lisa (e a lei la magnifica Gyllenhaal fa dono di un’umanità tortuosa che non si sfrangia mai grottescamente). Adattando il da noi inedito The Kindergarten Teacher dell’israeliano Navad Lapid, Colangelo accentua l’indolenza del pupillo e invera di pietas l’impenetrabilità della donna, ma soprattutto ne precisa la natura del malessere. Non tanto un film su un artista della parola, nemmeno un film sull’arte, ma un film su una sensibilità artistica irrimediabilmente carnefice: Lisa, che è una brava insegnante, ha un bravo marito, dei bravi figli (benché distratti dai loro dèi personali: patria e internet), soffre di un mal di vivere da Cassandra 2.0, come un’eroina della tragedia greca che, oggi, non può che essere un’anomalia, un’assurdità a sua volta, un errore, anche nell’approccio culturalmente rapace, dominante al bimbo (indiano). E così il suo sacrificio, sul proscenio anodino della società moderna - la rottura della cui cecità e incapacità di coltivare l’estro è la sua missione fraintesa -, passa inosservato, subito confinato fuori scena. Salta la gloria della rivelazione e, come l’amour fou di Lisa è destinato all’autodistruzione, al patetico, così il genio rimane inascoltato, incompreso, inconsapevole di sé.

I 400 colpi

AA
8
PMB
7
FDM
7
IF
7
EM
7
RMO
7
EMO
6
LP
6
media
6.9
Lontano da qui (2018)
Titolo originale: The Kindergarten Teacher
Regia: Sara Colangelo
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 96'
Cast: Maggie Gyllenhaal, Parker Sevak, Gael García Bernal, Rosa Salazar, Michael Chernus, Samrat Chakrabarti, Ato Blankson-Wood, Libya Pugh, Carter Kojima, Jillian Panlilio, Anna Baryshnikov, Noah Rhodes
Sceneggiatura: Sara Colangelo, Nadav Lapid

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Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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