Cam di Daniel Goldhaber - la recensione di FilmTv

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Giulio Sangiorgio dice che Il mistero della camera gialla è il film da salvare oggi in TV.
Su TV2000 alle ore 21:05.

È cominciata anche in Italia l'ottava stagione di Il trono di spade , che sarà l'ultima. La settima stagione, se vi ricordate, ci aveva diviso: qui trovate il Perché no di Fiaba Di Martino.

Il 24 aprile è la data in cui usciranno in Francia dvd e bluray di High Life di Claire Denis, con Robert Pattinson e Juliette Binoche. Ancora non è prevista un'uscita nelle sale italiane, ma per l'occasione rispolveriamo la recensione di un altro film invisibile della stessa regista.

State già seguendo su TIMVision la seconda stagione di Killing Eve ? Vi riproponiamo l'intervista doppia alle due attrici protagoniste realizzata per l'arrivo della prima stagione, l'anno scorso.

Remake, reboot, prequel, sequel. E degli adattamenti, non possiamo proprio fare a meno? L'opinione di Roy Menarini.

Michelle Yeoh è appena stata scelta da James Cameron per i tre sequel previsti di Avatar. Vi riproponiamo allora la locandina di Emanuela Martini scritta per il film del 2009.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 52/2018

Cam


Regia di Daniel Goldhaber

Lola è una camgirl. Ogni giorno si esibisce in sexy live show su sfondo d’una cameretta rosa shocking addobbata a tema, davanti a un verminaio virtuale di utenti senza volto che sparano GIF, emoji e contanti immateriali, inneggiando turpiloquenti a performance sempre più audaci, mirabolanti, sconvolgenti (Lola eccelle nei suicidi simulati). Non è distopia da Black Mirror, ma realtà. Quando spegne la (micro)camera, Lola è Alice, ventenne-e-qualcosa che lotta per scalare la top 50 delle Free Girls Online. Impresa ardua, ma accade che un alter ego si impossessa del suo account. Specchio scuro, gemella impossibile molto più brava di lei, si divora la graduatoria, è una potenza senza (letteralmente) limiti, un trabocco fantasmatico che incarna tutto ciò che la vera Alice non è mai riuscita a diventare. Ed è sempre, inesorabilmente online. Incubo depalmiano ai tempi di unfriended e delle paranormal activity, Cam (scritto da un’ex “Lola”) non s’impronta tuttavia a invettive moralistiche e/o apocalittiche & dis-integrate, e nemmeno si fa manifesto protofemminista. Alice vuol riappropriarsi del controllo della sua immagine, e quel riflesso dissociato ha un punto debole: non la (si) riconosce. È un abisso cieco, che non sa restiture lo sguardo. Per vincerlo Alice richiama la carnalità, il sangue, la materia, con un’altra recita perturbante. Peccato che non ci sia nessuna lezione da imparare, che Alice rompa lo specchio solo per ricomporlo, che la vittoria sia volatile, in tutti i sensi apparente. L’umano non c’entra più, l’immagine è già perduta, può solo riciclarsi. The show must go on. Alle sue regole, con i propri occhi assenti.

I 400 colpi

FDM
4
Cam (2018)
Titolo originale: Cam
Regia: Daniel Goldhaber
Genere: Thriller - Produzione: Usa - Durata: 94'
Cast: Madeline Brewer, Patch Darragh, Melora Walters, Devin Druid, Imani Hakim, Michael Dempsey, Flora Diaz, Samantha Robinson, Jessica Parker Kennedy, Quei Tann
Sceneggiatura: Isa Mazzei, Daniel Goldhaber

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Humour
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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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