Cam di Daniel Goldhaber - la recensione di FilmTv

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Oggi Free
Mauro Gervasini dice che Le conseguenze dell'amore è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 13:00.

Hirokazu Kore-eda torna a Venezia dopo due anni: il suo La vérité aprirà infatti #Venezia76. Il film presentato in concorso a Venezia 74 era stato The Third Murder, tuttora inedito in Italia, fatta eccezione per una proiezione allo Spazio Oberdan di Milano del mese di febbraio 2019. Ne riproponiamo qui la recensione.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il cibo, la tradizione, il vino... ma la birra? Piccolo excursus su una bevanda popolare, ma non così tanto al cinema.

Al cinema da giovani è una raccolta di scritti di Maurizio Ponzi, appena uscita, da cui abbiamo tratto l'intervista che Ponzi fece a Jean-Pierre Melville negli anni '60, pubblicata su FilmTv n° 33. Per accompagnare quella lettura vi proponiamo il testo di Emanuela Martini su Lo spione .

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 52/2018

Cam


Regia di Daniel Goldhaber

Lola è una camgirl. Ogni giorno si esibisce in sexy live show su sfondo d’una cameretta rosa shocking addobbata a tema, davanti a un verminaio virtuale di utenti senza volto che sparano GIF, emoji e contanti immateriali, inneggiando turpiloquenti a performance sempre più audaci, mirabolanti, sconvolgenti (Lola eccelle nei suicidi simulati). Non è distopia da Black Mirror, ma realtà. Quando spegne la (micro)camera, Lola è Alice, ventenne-e-qualcosa che lotta per scalare la top 50 delle Free Girls Online. Impresa ardua, ma accade che un alter ego si impossessa del suo account. Specchio scuro, gemella impossibile molto più brava di lei, si divora la graduatoria, è una potenza senza (letteralmente) limiti, un trabocco fantasmatico che incarna tutto ciò che la vera Alice non è mai riuscita a diventare. Ed è sempre, inesorabilmente online. Incubo depalmiano ai tempi di unfriended e delle paranormal activity, Cam (scritto da un’ex “Lola”) non s’impronta tuttavia a invettive moralistiche e/o apocalittiche & dis-integrate, e nemmeno si fa manifesto protofemminista. Alice vuol riappropriarsi del controllo della sua immagine, e quel riflesso dissociato ha un punto debole: non la (si) riconosce. È un abisso cieco, che non sa restiture lo sguardo. Per vincerlo Alice richiama la carnalità, il sangue, la materia, con un’altra recita perturbante. Peccato che non ci sia nessuna lezione da imparare, che Alice rompa lo specchio solo per ricomporlo, che la vittoria sia volatile, in tutti i sensi apparente. L’umano non c’entra più, l’immagine è già perduta, può solo riciclarsi. The show must go on. Alle sue regole, con i propri occhi assenti.

I 400 colpi

FDM
4
Cam (2018)
Titolo originale: Cam
Regia: Daniel Goldhaber
Genere: Thriller - Produzione: Usa - Durata: 94'
Cast: Madeline Brewer, Patch Darragh, Melora Walters, Devin Druid, Imani Hakim, Michael Dempsey, Flora Diaz, Samantha Robinson, Jessica Parker Kennedy, Quei Tann
Sceneggiatura: Isa Mazzei, Daniel Goldhaber

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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