Cam di Daniel Goldhaber - la recensione di FilmTv

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Oggi Free
Simone Emiliani dice che La dominatrice è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 05:20.

Uno dei film più amati di Albertone, uno dei suoi personaggi più indimenticabili. La locandina è di Emanuela Martini.

Il 28 febbraio comincia in prima assoluta su Joi la terza stagione di una serie che abbiamo molto amato. Dove eravamo rimasti?

Il vincitore della Berlinale69 è Nadav Lapid, nostra vecchia conoscenza, con il film Synonymes . Vi ricordate quando presentammo Policeman su FilmtVOD?

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

La citazione

«All work and no play makes Jack a dull boy»

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Recensione pubblicata su FilmTv 52/2018

Cam


Regia di Daniel Goldhaber

Lola è una camgirl. Ogni giorno si esibisce in sexy live show su sfondo d’una cameretta rosa shocking addobbata a tema, davanti a un verminaio virtuale di utenti senza volto che sparano GIF, emoji e contanti immateriali, inneggiando turpiloquenti a performance sempre più audaci, mirabolanti, sconvolgenti (Lola eccelle nei suicidi simulati). Non è distopia da Black Mirror, ma realtà. Quando spegne la (micro)camera, Lola è Alice, ventenne-e-qualcosa che lotta per scalare la top 50 delle Free Girls Online. Impresa ardua, ma accade che un alter ego si impossessa del suo account. Specchio scuro, gemella impossibile molto più brava di lei, si divora la graduatoria, è una potenza senza (letteralmente) limiti, un trabocco fantasmatico che incarna tutto ciò che la vera Alice non è mai riuscita a diventare. Ed è sempre, inesorabilmente online. Incubo depalmiano ai tempi di unfriended e delle paranormal activity, Cam (scritto da un’ex “Lola”) non s’impronta tuttavia a invettive moralistiche e/o apocalittiche & dis-integrate, e nemmeno si fa manifesto protofemminista. Alice vuol riappropriarsi del controllo della sua immagine, e quel riflesso dissociato ha un punto debole: non la (si) riconosce. È un abisso cieco, che non sa restiture lo sguardo. Per vincerlo Alice richiama la carnalità, il sangue, la materia, con un’altra recita perturbante. Peccato che non ci sia nessuna lezione da imparare, che Alice rompa lo specchio solo per ricomporlo, che la vittoria sia volatile, in tutti i sensi apparente. L’umano non c’entra più, l’immagine è già perduta, può solo riciclarsi. The show must go on. Alle sue regole, con i propri occhi assenti.

I 400 colpi

FDM
4
Cam (2018)
Titolo originale: Cam
Regia: Daniel Goldhaber
Genere: Thriller - Produzione: Usa - Durata: 94'
Cast: Madeline Brewer, Patch Darragh, Melora Walters, Devin Druid, Imani Hakim, Michael Dempsey, Flora Diaz, Samantha Robinson, Jessica Parker Kennedy, Quei Tann
Sceneggiatura: Isa Mazzei, Daniel Goldhaber

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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