Benvenuti a Marwen di Robert Zemeckis - la recensione di FilmTv

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Su TV2000 alle ore 21:05.

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La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 02/2019

Benvenuti a Marwen


Regia di Robert Zemeckis

Robert Zemeckis è un autore coraggioso. Ha coraggio perché, mescolando live action e stop motion, racconta una storia di intolleranza e riscatto (tristissima, ma edulcorabile) senza evitarne i lati oscuri, erotici e nevrotici: Benvenuti a Marwen non è una commedia, non è pacificante, non descrive, nonostante il suo mondo fatto di bambole, una fuga in un regno della fantasia nel quale si aggiustano i torti subìti nella vita reale. La storia è quella (vera, narrata nel 2010 da Jeff Malmberg nel documentario Marwencol) di Mark Hogancamp, l’illustratore che a 38 anni fu brutalmente pestato in un pub per aver rivelato, ubriaco, la sua passione per le scarpe femminili, delle quali possedeva 287 paia (preferibilmente stiletto), che amava indossare. Non morì, ma quando si riprese aveva perso la memoria, non sapeva più scrivere né disegnare; allora costruì in giardino Marwencol, un villaggio belga in miniatura nel quale i nazisti occupanti, guidati da cinque ceffi uguali ai teppisti che l’avevano ridotto in fin di vita, si scontrano con l’eroe, il pilota americano Capitan Hogie, e le sue aiutanti, ragazze armate fino ai denti, combattive, sexy. Tutte Barbie. Hogancamp aveva scoperto la propria terapia. Zemeckis ha coraggio perché si tuffa dentro la testa di Hogancamp, nelle sue ossessioni più violente: ci sono torture, scontri a fuoco, morti, ragazze che sembrano uscite da un film di Quentin Tarantino più che da “Barbieland”. Le protagoniste sono loro, e assomigliano tutte alle donne che circondano Mark: la signora del negozio di bambole, la terapista con la gamba artificiale, la nuova vicina di casa per la quale si prende una cotta; vestite da soldatesse russe o da partigiane belghe, sfrontate, gambe e seni in vista, combattono al fianco di Hogie, lo salvano quand’è catturato, lo mettono in guardia dalla strega conterranea Deja Thoris, una spia nazista dai capelli blu che ha il nome della principessa di Marte inventata da Edgar Rice Burroughs e passata ai fumetti, e che nella vita di Mark non ha un corrispettivo umano ma “chimico”. I passaggi dalla vita di tutti i giorni, con Mark che trascina nelle strade il suo carrettino con le bambole, a quella immaginaria, con Hogie che domina con la sua mascella quadrata, sono molto belli, istintivi, naturali, un flusso senza soluzione di continuità tra mondi paralleli. E il tocco nero e gotico, l’idea che si tratti non di una fiaba a lieto fine ma di una tragedia psicotica, serpeggia in sottofondo (la sceneggiatura è di Zemeckis con Caroline Thompson, autrice di Edward mani di forbice, The Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere di Tim Burton). Eppure Benvenuti a Marwen non funziona come dovrebbe, rallenta, si ripete, ogni tanto si affloscia: forse non affonda fino ai limiti estremi del buio, o forse Steve Carrell non ha il tocco, lo sguardo disarmante di genuina follia di Tom Hanks (il confronto con Forrest Gump è inevitabile). O forse Zemeckis, come noi, è troppo affascinato da Marwencol, Belgio, per riuscire a rendere altrettanto credibile Kingston, New York.

I 400 colpi

PA
9
PMB
7
MC
10
FDM
7
SE
9
AF
4
RM
5
EM
6
FM
4
RMO
8
EMO
6
GS
7
RS
9
media
7.0
Benvenuti a Marwen (2018)
Titolo originale: Welcome to Marwen
Regia: Robert Zemeckis
Genere: Biografico/Fantasy - Produzione: Usa - Durata: 116'
Cast: Steve Carell, Leslie Mann, Diane Kruger, Merritt Wever, Eiza González, Gwendoline Christie, Janelle Monáe, Neil Jackson
Sceneggiatura: Robert Zemeckis, Caroline Thompson

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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