Il mio capolavoro di Gastón Duprat - la recensione di FilmTv

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Fiaba Di Martino dice che Agora è il film da salvare oggi in TV.
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A volte, molto raramente, capita che un film di Quentin Dupieux arrivi a essere visibile, per un po', come Rubber , questa settimana in streaming. Molti suoi film però rimangono invisibili al pubblico italiano, come quello di cui vi proponiamo la recensione questa settimana.

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Il 18 giugno arriva su Sky Atlantic la seconda stagione, ma in origine era una miniserie senza seguito: i nuovi episodi sono tutti diretti da Andrea Arnold, e non vediamo l'ora di tornare a seguire le vicende delle protagoniste di Big Little Lies. La recensione della prima stagione, di Alice Cucchetti.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 04/2019

Il mio capolavoro


Regia di Gastón Duprat

Amici e complici da anni, e nello stesso tempo litigiosi antagonisti: Arturo Silva, un ricco gallerista di Buenos Aires, arrivato e arrivista, esperto d’arte ma abbastanza cinico da anteporre il successo al reale valore dell’opera, e Renzo Nervi, un pittore collerico, misogino e malconcio, che vive con i suoi animali in un appartamento zeppo di cianfrusaglie, che ama solo dipingere e non cede di un millimetro alle richieste dell’altro. Quando Arturo gli rimprovera di essere rimasto agli anni 80, Renzo si presenta in ciabatte e calzoncini in galleria e spara a un proprio quadro davanti a un potenziale cliente. Guillermo Francella e Luis Brandoni sono i formidabili protagonisti/antagonisti di Il mio capolavoro, diretto da Gaston Duprat, che lo ha scritto con il fratello Andrés (che è direttore del Museo delle belle arti di Buenos Aires), mentre il co-regista dei film precedenti, Mariano Cohn, è qui produttore. Anche L’artista e Il cittadino illustre parlavano di arte (rispettivamente, di pittura e letteratura), del suo mercato e del narcisismo congenito dell’artista. Il mio capolavoro spinge ancora di più sul pedale grottesco, sfruttando la suspense introdotta dall’iniziale confessione in voce off di Arturo («sono un assassino»), che precede il lungo racconto in flashback dei cinque anni precedenti, dove ai plateali dispetti di Renzo fanno eco le stizzite prese di posizione di Arturo. Perché, alla fine, il tema vero è quello dell’amicizia, in un buddy movie incentrato su una sorta di strana coppia latina, che ha un pezzo di anima a Buenos Aires e un pezzo tra le Ande.

I 400 colpi

RM
5
EM
7
FM
2
LP
5
media
4.8
Il mio capolavoro (2018)
Titolo originale: Mi obra maestra
Regia: Gastón Duprat
Genere: Commedia - Produzione: Argentina/Spagna - Durata: 100'
Cast: Guillermo Francella, Luis Brandoni, Raúl Arévalo, Andrea Frigerio, María Soldi, Mónica Duprat, Santiago Korovsky, Julio Marticorena, Melina Matthews, Alejandro Paker
Sceneggiatura: Gastón Duprat, Andrés Duprat

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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