La casa di Jack di Lars von Trier - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Giovani si diventa è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:05.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

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La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 09/2019

La casa di Jack


Regia di Lars von Trier

Impossibile pensarlo al di fuori di un percorso di autocelebrazione antagonista del suo ingegnere/architetto, Lars von Trier: un libretto rosso di tutto quello che ha fatto e che, per sempre, darà fastidio al pubblico e alla critica. Von Trier persona non grata a Cannes per le sparate sui nazisti nel 2011, che ritorna fuori competizione (un purgatorio, per la storia di un viaggio all’inferno) nel 2018 e fa dire al suo alter ego, Jack, che il nazismo, il fascismo e tutte le dittature sono arte, i migliori produttori di icone. Insieme a Glenn Gould. Speculare e continuo a Nymph()maniac (soprattutto al volume 2). Bruno Ganz per Stellan Skarsgård come confessore, interlocutore, traghettatore. Un assassino seriale per una ninfomane: uno che vive per il dolore (degli altri e di se stesso) preposto al piacere sta al posto di una che per il piacere è disposta a sperimentare anche (e soprattutto) il dolore. Matt Dillon è un serial killer, ed è Dante (l’accappatoio rosso), che Virgilio (Verge, Virgi in italiano, anche un po’ la verga) deve condurre all’inferno (settore 7). Lui è il Male, come Joe era il Sesso. Lo pratica, ne parla. Compie azioni non grate: taglia seni, fa il tirassegno con i bambini, li ricompone (cadaveri) come pupazzi, prova a centrare tante teste con una sola pallottola, prende a colpi di crick una rompiscatole (Uma Thurman), soffoca in due riprese un’avida pensionata. Jack dice che il Male è un’estetica, come nel cinema di Von Trier. Con cui bisogna scendere a patti, e accettare che il suo proposito è sempre più infido e beffardo di quello enunciato: per Lars non si tratta di costruire un’estetica del male, ma un’estetica con il male, cioè geometrie raffinate di scrittura e immagini con contenuti abietti. Una casa perfetta non si costruisce con i mattoni, né con il legno, ma con i cadaveri. E la casa che Lars ha costruito è davvero bella, perché alcuni degli arredi funzionano proprio bene: visivamente, tra preziosismi di fotografia e di composizione dell’inquadratura, cambiamenti di formato, inserzioni di altri film e altre arti. Ma anche nel racconto, che ormai è sempre quello dell’operetta (a)morale (qui gli incidenti al posto dei capitoli), e che produce sana ansia di genere, con i buoni che non arrivano mai a salvare, a scoprire, a punire, a riconoscere gli omicidi. Eppure ogni progetto architettato e realizzato da Jack funziona perfettamente, come un piccolo trompe l’œil di gratuita cattiveria, una cineseria noir, un capitolo di una serie antologica tra Hitchcock e Joe Dante. Ma soprattutto è divertente: a partire dalla trasfigurazione di Matt Dillon in Jim Carrey fino alla goffa scalata delle pareti dell’inferno, con il Dante-peccatore che ha perso la guida e cerca una scorciatoia, e il ribaltamento grottesco di La zattera della Medusa di Géricault. Anche l’irrisione della Commedia non è iconoclasta, ma (più) semplicemente parodica. In La casa di Jack non c’è catarsi è non c’è tragedia, non è Salò o le 120 giornate di Sodoma. È una commedia. 

I 400 colpi

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5
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7
FDM
7
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5
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7
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6
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6
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7
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9
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7
GS
8
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5
media
6.6
La casa di Jack (2018)
Titolo originale: The House That Jack Built
Regia: Lars von Trier
Genere: Horror/Thriller - Produzione: Danimarca/Francia/Germania/Svezia/Belgio - Durata: 152'
Cast: Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan
Sceneggiatura: Lars von Trier
Musiche: Víctor Reyes
Montaggio: Jacob Secher Schulsinger, Molly Malene Stensgaard
Fotografia: Manuel Alberto Claro

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Andrea Bellavita

francophile, franc bourgeois e francamente non serio (e me ne infischio), dopo una (tarda) giovinezza dedicata allo studio più alto e rigoroso, mi converto in maturità al pop più sfrenato, oscenamente pop, porno pop. ne scrivo (a tratti) su FilmTv, Segnocinema, Doppiozero, L’Officiel. lo insegno all’università. principalmente lo guardo (cinema e tv), lo leggo (comics, ma non graphic novel), lo ascolto. non lo gioco: non ho tempo.

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