Escape Room di Adam Robitel - la recensione di FilmTv

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Matteo Marelli dice che Da grande è il film da salvare oggi in TV.
Su Spike alle ore 21:30.

Una delle sezioni del Cinema Ritrovato si chiama Le serate in Piazza Maggiore: proiezioni di capolavori della storia del cinema su uno schermo gigante. Quest'anno tra i film proiettati ci sarà il capolavoro di Francis Ford Coppola, di cui vi riproponiamo la locandina di Mariuccia Ciotta.

Se non eravate ancora riusciti a vederla, niente paura: dal 25 giugno Sky Atlantic la ripropone in seconda serata, e vi consigliamo di non farvela scappare. Stiamo parlando della prima stagione di Kidding .

A volte, molto raramente, capita che un film di Quentin Dupieux arrivi a essere visibile, per un po', come Rubber , questa settimana in streaming. Molti suoi film però rimangono invisibili al pubblico italiano, come quello di cui vi proponiamo la recensione questa settimana.

Dopo l’elezione di Donald Trump del 2016, Mauro Gervasini realizza una ricognizione sui film e i cambiamenti a Hollywood durante i due mandati del primo presidente americano nero, Barack Obama. Vi riproponiamo le sue riflessioni.

Siamo gli Oscar, e per rispondere a #OscarsSoWhite ora sì che ci preoccupiamo di dare visibilità agli artisti Neri e Donna! Ma in modo meccanico, superficiale e tutto sommato dannoso. Un'analisi di Ilaria Feole del 2018, pienamente attuale.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 11/2019

Escape Room


Regia di Adam Robitel

Sei persone, un enigmatico puzzle a forma di cubo, la chiave d’accesso a un sistema di escape room. Un premio da 10 mila dollari. Un gioco al massacro in una camera chiusa. L’interattività ha fatto il suo tempo. Purtroppo oggi l’oggetto del racconto sono sempre e solo le strutture del racconto stesso. Decenni di decostruzionismo, narratologia, vulgate del postmoderno, citazionismo, autoreferenzialità, dominio assoluto del secondo grado hanno provocato da un lato il ritorno della scrittura/sceneggiatura normativa (vedi alla voce serie tv) e dall’altro una narrazione meccanica, sempre identica a se stessa. L’unica notizia buona che emerge da Escape Room è che questa detestabile tendenza del racconto cinematografico post-tutto potrebbe essere giunta alla fine. La tematizzazione del “lettoremio-simile” come giocatore (topo in trappola) in un sistema di scatole (stanze) cinesi dalle quali si esce solo trovando e mettendo insieme gli indizi giusti rimanda, in maniera se vogliamo ideologicamente fascista, a un significato unico cui si può giungere riducendo a uno tutte le possibilità… possibili. Tutta questa presunta libertà videoludica ci riporta al significato unico. Film pedestre e noioso che non vanta nemmeno il sadismo splatter di un Saw - L’enigmista, Escape Room riduce il campo dell’esperienza in nome di possibilità inesistenti. Un indizio, una soluzione, un/a sopravvissuto/a. Come dire che non si prova nemmeno a riscrivere il contratto sociale: lo si perpetua e basta. Perversamente la decostruzione di massa riafferma solo l’esistente. La fine di tutti i giochi.

I 400 colpi

GAN
3
Escape Room (2019)
Titolo originale: Escape Room
Regia: Adam Robitel
Genere: Horror - Produzione: Usa/Canada - Durata: 99'
Cast: Deborah Ann Woll, Tyler Labine, Taylor Russell, Logan Miller, Jay Ellis, Nik Dodani, Yorick Van Wageningen, Cornelius Geaney Jr., Russell Crous, Bart Fouche
Sceneggiatura: Bragi F. Schut, Maria Melnik

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