Triple Frontier di J.C. Chandor - la recensione di FilmTv

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Luca Pacilio dice che Cose nostre - Malavita è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 19:15.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

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Pedro Armocida

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Recensione pubblicata su FilmTv 12/2019

Triple Frontier


Regia di J.C. Chandor

Sopravvivere. Dal teatro di guerra finanziaria Margin Call al survival noir 1981: Indagine a New York, passando per il one man show Redford vs oceano All Is Lost: il cinema di Chandor è fondato su un unico movente. Sopravvivere. Al mondo. Ma anche e soprattutto a se stessi, alla propria immagine, ai propri ideali. La sceneggiatura di Triple Frontier, firmata da Mark Boal e passata per il tormento di troppi fallimenti, è coerente alla politica d’autore: cinque militari a cui l’America non è stata grata, soldati che non trovano un ruolo fuori dalla guerra, decidono di tornarci, facendola da sé. Un’ultima missione per far cassa, permettere al mondo di saldare il debito col loro eroismo, e provare a cambiare. La tripla frontiera è quella tra Argentina, Brasile e Paraguay, l’obiettivo un narcotrafficante e i suoi soldi. Chandor si vede nella gestione dei tempi: ingresso lento (ma non per questo efficace) personaggio per personaggio, veloce messa in atto della missione (ampiamente già scritta), e poi lungo confronto con l’effetto che fa. Il conflitto action è ben gestito, quello morale tra gruppo e individuo, sedicente eroismo e avidità (con la parola «responsabilità» che echeggia su ogni ostacolo, in attesa che qualcuno la faccia sua) resta in superficie: il numero dei personaggi fa perdere peso al dramma psicologico. Tutto è opaco, attonito, privo di tensione, poco Chandor, molto Netflix. Il finale, con il ritorno di un movente economico (individuale, contro il gruppo e la sua mitologia), porta un sospetto: sono stati personaggi vuoti, prevedibili, conformi a una retorica stanca, perché gli eroi sono tutti morti dentro.

I 400 colpi

PMB
3
AC
7
AF
9
MG
8
RM
5
FM
4
LP
5
GS
5
media
5.8
Triple Frontier (2019)
Titolo originale: Triple Frontier
Regia: J.C. Chandor
Genere: Azione - Produzione: Usa - Durata: 125'
Cast: Ben Affleck, Oscar Isaac, Charlie Hunnam, Garrett Hedlund, Pedro Pascal, Adria Arjona, Sheila Vand, Reynaldo Gallegos, Christine Horn, Shawn McBride
Sceneggiatura: J.C. Chandor, Mark Boal

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Triple Frontier» streaming (n° 13/2019)

Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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