Il viaggio di Yao di Philippe Godeau - la recensione di FilmTv

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Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 14/2019

Il viaggio di Yao


Regia di Philippe Godeau

Fa onore a Omar Sy la consapevolezza della sua condizione di attore nero dall’anima bianca: un bounty, come lo definisce il piccolo Yao in questo film dall’evidente matrice autobiografica che l’attore francese di origini senegalesi e mauritane - qui anche produttore con il regista Philippe Godeau - ha cucito sulla sua esperienza. Celebre in Francia e sradicato nel mondo d’origine, in Il viaggio di Yao Sy interpreta Seydou Tall, un popolare attore che accetta l’invito di un festival di Dakar per incontrare il pubblico. Qui incontra Yao, un ragazzino con qualche anno in più del figlio rimasto a casa, e nel corso di un viaggio lungo l’intero corpo del Senegal, verso il paese dove lo stesso Yao vive e nella regione dove Seydou ha le radici, finirà per rinascere sia come padre sia come africano. Scena dopo scena, un intero paese srotola il suo catalogo di ovvietà, dall’inaffidabilità di orari e impegni alle danze tribali, dalla veggenza degli anziani all’ospitalità di chi poco o nulla possiede, alla differenza fra il tempo del consumismo e l’eternità del deserto: tanto basta, però, a Seydou per comprendere la lezione e tornare a casa. Certo, il titolo fa riferimento a Yao come vero protagonista del film, ma è un voluto ribaltamento di ruoli rispetto all’abituale funzionalità del personaggio di Sy, sovente impegnato in ruoli di spalla o di guida per uomini bianchi. Yao è il futuro di Seydou, e insieme il suo passato da emendare: un rispecchiamento e un mutamento che ribadiscono la natura intima del film, ma come tutto il resto gli negano con la loro elementarità ogni possibile sfumatura o vera emozione.

I 400 colpi

RM
5
ES
6
media
5.5
Il viaggio di Yao (2018)
Titolo originale: Yao
Regia: Philippe Godeau
Genere: Commedia drammatica - Produzione: Francia - Durata: 104'
Cast: Omar Sy, Lionel Louis Basse, Gwendolyn Gourvenec, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta, Abdoulaye Diop, Ismaël Charles Amine Saleh, Mame Fatou Ndoye, Aristote Laios
Sceneggiatura: Philippe Godeau, Agnès de Sacy

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Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.


Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.

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