Oro verde - C'era una volta in Colombia di Cristina Gallego, Ciro Guerra - la recensione di FilmTv

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Su RaiMovie alle ore 06:30.

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La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 15/2019

Oro verde - C'era una volta in Colombia


Regia di Cristina Gallego, Ciro Guerra

La prima mezz’ora racconta la tenacia con cui, alla fine degli anni 70, le famiglie discendenti dei nativi Wayuu, nel nord della Colombia, difendono le proprie tradizioni e i propri miti ancestrali, in una sorta di ostinata resistenza alla modernità. Assistiamo alla cerimonia di passaggio all’età adulta della giovane Zaida e poi alla richiesta di matrimonio da parte di Rapayet, intraprendente commerciante che intrattiene contatti con chi proviene dall’esterno della comunità. Impariamo quante vacche, capre, asini e collane servono per una dote, come si preparano le bisacce magiche all’uncinetto, le pitture rituali sul viso. A poco a poco ci rendiamo conto che questa immersione nella micro-realtà di una comunità fuori dal tempo ci sta traghettando verso la Storia. Per racimolare i soldi per la dote, Rapayet vende 50 chili di marijuana a un gruppo di fricchettoni hippy. Presto diventeranno 600 tonnellate, poi una quantità indefinita e indefinibile: è nato il business del traffico di stupefacenti dalla Colombia agli Usa. Guerra e Gallego sono straordinari nel mantenere il registro della documentazione antropologica lungo questo percorso di modernizzazione criminale: la precisione con cui sono presentati i gonnellini rituali maschili e le vesti tipiche delle donne apre alla comparsa delle prime armi, dai revolver alle pistole nichelate e istoriate che costellano l’immaginario dei gangster latinoamericani, dalle camicie sudice a quelle immacolate o sgargianti. Le vacche e le pecore si trasformano in fucili automatici, i muli in grossi camion e poi in pickup e 4x4. Il crimine produce ricchezza, ma deve sempre fare i conti con la tradizione, con codici ancestrali che chiedono di volta in volta sangue e remissione. Il cortocircuito è alle porte, l’intuizione del film potentissima: invece della vendetta dei gringos, questi pastori diventati spacciatori temono la collera degli spiriti. Di fronte alla potenza devastante che il loro commercio provocherà negli equilibri socio-economici e politici di tutto il mondo, questi indigeni pacifici che stanno devastando generazioni di tossici in tutti gli angoli del pianeta tremano per il sussurro di un uccello raro, un soffio nella notte, un auspicio, un presagio. Sono vittime della parte più profonda della propria identità, quella che si ostina a rimanere estranea all’evoluzione criminale e antropologica. Ormai ricchissimi sono destinati a scontrarsi, a massacrarsi, ma, ancora, non per sete di denaro (come ci ha insegnato l’immaginario di genere del cinema Usa), bensì per questioni di rispetto: un’offesa durante una cerimonia funebre, una violenza sessuale, l’uccisione di un messaggero, di un officiante delle ambasciate. Incapaci fino in fondo di accettare le regole dell’opportunità e i codici criminali, gli indiani nativi si autodistruggono. Lasciandosi ancora una volta, nella storia del continente, colonizzare ed estirpare. Alla fine (spoiler) la famiglia di Rapayet e Zaida verrà sterminata, grazie all’intervento della gente di Medellín, che prenderà il controllo della situazione: sono gli anni 80, alla marijuana si sostituisce la cocaina, nascono i cartelli. È arrivato il regno di Narcos.

I 400 colpi

PA
8
PMB
8
FDM
7
MG
6
RM
8
MM
6
EM
6
RMO
8
EMO
8
GAN
7
LP
6
ES
5
GS
7
media
6.9
Oro verde - C'era una volta in Colombia (2018)
Titolo originale: Pájaros de verano
Regia: Cristina Gallego, Ciro Guerra
Genere: Drammatico - Produzione: Colombia/Danimarca/Messico/Germania/Svizzera - Durata: 125'
Cast: Carmiña Martínez, José Acosta, Natalia Reyes, Jhon Narváez, Greider Meza, José Vicente, Juan Bautista Martínez
Sceneggiatura: Maria Camila Arias, Jacques Toulemonde Vidal

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Andrea Bellavita

francophile, franc bourgeois e francamente non serio (e me ne infischio), dopo una (tarda) giovinezza dedicata allo studio più alto e rigoroso, mi converto in maturità al pop più sfrenato, oscenamente pop, porno pop. ne scrivo (a tratti) su FilmTv, Segnocinema, Doppiozero, L’Officiel. lo insegno all’università. principalmente lo guardo (cinema e tv), lo leggo (comics, ma non graphic novel), lo ascolto. non lo gioco: non ho tempo.

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