Hellboy di Neil Marshall - la recensione di FilmTv

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Uncut Gems è tra i dieci migliori film invisibili dell'anno e ha ottenuto svariati premi anche se è stato escluso dalla corsa agli Oscar 2020. Sarà disponibile dal 31 gennaio su Netflix, ma intanto recuperiamo un altro invisibile dei fratelli Safdie, con la recensione di Ilaria Feole.

Cominciano i festeggiamenti per i cent'anni di Federico Fellini. Prossimamente sulla rivista, qui con una locandina di Emanuela Martini.

Non tutti i collaboratori di FilmTv sono entusiasti di Watchmen .

The New Pope arriva su Sky Atlantic il 10 gennaio, come anticipato nel n° 53. È il seguito, sempre di Paolo Sorrentino, di The Young Pope, di cui vi riproponiamo qui la recensione.

La citazione

«Certainly it constitutes bad news when the people who agree with you are buggier than batshit.»

scelta da
Lorenza Negri

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Recensione pubblicata su FilmTv 16/2019

Hellboy


Regia di Neil Marshall

Artù, Excalibur e Hellboy sono uniti da un filo invisibile nel reboot del ragazzo infernale ideato da Mike Mignola. C’erano una volta re Artù e il mago Merlino. E c’era pure Hellboy di Del Toro, che aveva dato un senso cinematografico al personaggio di ribelle più inconsueto della storia recente del fumetto. Chiamato a firmare un reboot voluto in sostituzione di un terzo capitolo, Neil Marshall, un tempo regista di belle speranze (The Descent), riparte inevitabilmente da Del Toro. Suoi l’atteggiamento e le battutine del ragazzo infernale, sua la dissacrante rivisitazione del fumetto. L’effetto generale però è quello dei Greta Van Fleet rispetto ai Led Zeppelin, forma che si è dimenticata della sostanza. Ma è fuori dalla quota Del Toro che cominciano i problemi veri. Ciclo arturiano e Resident Evil, riferimenti pop e pseudo-storia raccontata alla maniera di Alan Moore: tutto è compresso meccanicamente, divorato bulimicamente, mai sintetizzato o rielaborato secondo un proprio linguaggio. Non è la prima volta che si assiste a simili mash-up da abuso di eclettismo, ma in Hellboy è come se il dardo scagliato contro l’anima di celluloide del cinematografo si fosse conficcato ancor più in profondità. Quel che resta del cinema è vilipeso sotto un fiume di parole al vento e compilation da Spotify sparate a un volume insostenibile, tra verbosità vane e infinite che hanno la densità delle pagine più impervie del Mabinogion ma la pregnanza e la profondità di un abbecedario. Si esce dalla sala stremati da un tonitruante nulla. A tal punto che anche la generosa quantità di gore profuso finisce per passare del tutto inosservata.

I 400 colpi

AF
4
FM
0
RMO
4
ES
2
FT
3
media
3.3
Hellboy (2019)
Titolo originale: Hellboy
Regia: Neil Marshall
Genere: Fantasy/Supereroico - Produzione: Usa - Durata: 120'
Cast: David Harbour, Sasha Lane, Milla Jovovich, Daniel Daekim, Ian McShane
Sceneggiatura: Andrew Cosby

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Humour
Ritmo
Impegno
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Emanuele Sacchi

Nato nella città delle due discoteche e 106 farmacie, presto smarrito nei meandri del rock e del cinematografo. È ingegnere informatico, benché si finga pensatore umanista. Giornalista pubblicista, critico cinematografico e musicale, collabora con FilmTv, MYmovies.itRumore, Filmidee, Asiaexpress ed è direttore della testata web Hong Kong Express (www.hkx.it). È autore di 50x35mm - Soundtrack Rumorose (Homework, 2016), con Stefano Locati di Il nuovo cinema di Hong Kong - Voci e sguardi oltre l'handover (Bietti, 2014) e con Francesca Monti di Richard Linklater - La deriva del sogno americano (Bietti, 2017). Film: Apocalypse Now (ma non Redux). Album: Forever Changes dei Love (anche per il titolo).

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