Pokémon Detective Pikachu di Rob Letterman - la recensione di FilmTv

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Giulia Bona dice che Benvenuti a Zombieland è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai4 alle ore 00:45.

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La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

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Rinaldo Censi

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Recensione pubblicata su FilmTv 20/2019

Pokémon Detective Pikachu


Regia di Rob Letterman

Il vivaio nipponico dei Pokémon, mostriciattoli mutanti programmati affinché sia impossibile catturarli tutti quanto resistere alla tentazione di provarci, è la personificazione perfetta di un barile delle meraviglie il cui fondo dorato si presenta inesauribilmente raschiabile. 22 stagioni della serie, 160 paesi a goderne, 20 film d’animazione, oceanico merchandising tra gadget, libri, manga, app. In 24 anni di vita, però, ancora non s’era barrata la casella del live action, debutto inevitabile e inevitabilmente affidato alla mascotte Pokémon per eccellenza: così Pikachu, batuffolino giallocrinito e fulminemunito, va a unirsi ai Puffi, a Paddington, a Garfield nell’evoluzione in CGI che più tattile e peluchosa non si può, guidata da un regista esperto di integrazioni tra realtà edulcorata & digitale cartoonesco (Piccoli brividi e I fantastici viaggi di Gulliver) e buddy movie (Shark Tale), colonne portanti di questo noir volto in commedia con Pika Pi ruvido indagatore e ragazzino ingenuo a far da spalla. Da ricetta, «un Chi ha incastrato Roger Rabbit? che incontra Blade Runner» come sottolineato orgogliosamente da Ryan Reynolds, doppiatore di Pikachu in originale (e la scelta di affibbiare al piccoletto una voce adulta rimanda piacevolmente alla destabilizzazione comica di Senti chi parla); esce dal forno uno Zootropolis (il cui svolgimento è rincorso quasi passo passo) che inciampa fortuitamente in Scappa - Get Out (!) lungo una strada ingombrata dall’inarrestabile parata dei beniamini di sempre (da Bulbasaur a Psyduck a Ditto) e dei loro numeri storici, e in cui il genere e le sue peculiarità restano ingredienti curiosi, ma inerti.

I 400 colpi

MC
4
FDM
6
FM
6
RMO
5
RS
4
media
5.0
Pokémon Detective Pikachu (2019)
Titolo originale: Pokémon Detective Pikachu
Regia: Rob Letterman
Genere: Avventura/Giallo - Produzione: Giappone/Usa/Gb - Durata: 104'
Cast: Justice Smith, Kathryn Newton, Ryan Reynolds, Bill Nighy, Ken Watanabe, Chris Geere, Suki Waterhouse, Josette Simon, Rita Ora
Sceneggiatura: Rob Letterman, Dan Hernandez, Benji Samit, Derek Connolly

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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