Alive in France di Abel Ferrara - la recensione di FilmTv

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La citazione

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Recensione pubblicata su FilmTv 20/2019

Alive in France


Regia di Abel Ferrara

Classico caso di regista rovinato dai critici, Abel Ferrara ha smesso da tempo di essere un autore rilevante, anche se i suoi fan, invero sempre più sparuti, sostengono il contrario. I tanti film che fa, certo, sono tracce residuali di una volontà di fare cinema malgrado tutto. Il che può essere variamente interessante o irritante, quando la strafottenza e la cialtroneria hanno la meglio. Da che parte sta questo Alive in France (titolo autoironico, se non altro), che si era visto a Cannes nel 2017? Chiamano Abel a Tolosa per una retrospettiva e un concerto con i suoi vecchi amici Joe Delia e Paul Hipp, e lui ci fa un film. O meglio, lascia che girino su di lui una specie di docufiction come quelle che si vedono sui canali tematici. Al posto di quelli che ristrutturano case, ci sono tre tipi stagionati che devono fare un concerto, perdono per strada rapper e batterista, temono che non venga nessuno, e poi il trionfo. O quasi. Una roba che in televisione si vedrebbe facendo zapping. Dopo tristi incontri aperti col pubblico, banalità, scampoli di amarcord, brevissime clip del passato, il film si anima quando Abel canta e suona. Non che sia un grande musicista o che componga canzoni memorabili («I’m the bad lieutenant», e te pareva). Ma lui ci crede, e fa pure fare un mezzo strip alla sua ultima moglie. Poi lascia solo sul palco Paul Hipp a cantare un pezzo di China Girl: viene subissato di insulti da una spettatrice ubriaca, e lui risponde per le rime. Ecco il cinéma verité, la fatica delle tournée per due soldi di fronte all’indifferenza. Rispetto.

I 400 colpi

SE
9
MM
7
RMO
6
GAN
7
ES
6
FT
5
media
6.7
Alive in France (2017)
Titolo originale: Alive in France
Regia: Abel Ferrara
Genere: Documentario - Produzione: Francia - Durata: 79'
Cast: Joe Delia, Abel Ferrara
Musiche: Joe Delia, Abel Ferrara, Paul Hipp
Montaggio: Fabio Nunziata
Fotografia: Emmanuel Gras

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Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
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