Shéhérazade di Jean-Bernard Marlin - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che American Hustle - L'apparenza inganna è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai5 alle ore 21:15.

Arriva in sala Burning - L'amore brucia di Lee Chang-dong, per noi uno dei migliori film dell'edizione 2018 del Festival di Cannes. Nella sua recensione Pier Maria Bocchi lo accosta a Bong Joon-ho e a Park Chan-wook, di cui vi riproponiamo questo film invisibile realizzato insieme al fratello.

Quando Filippo Mazzarella incontrò David Lynch, qualche parola, del silenzio.

Julie Andrews, una voce leggendaria e una serie di ruoli iconici scolpiti nella storia del cinema, ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera a Venezia76. Riproponiamo qui la locandina di Victor Victoria .

Esattamente un anno fa esordiva su Netflix l'attesa serie creata da Matt Groening. A breve sarà disponibile la seconda stagione. Possibile competere con I Simpson e Futurama ? Dobbiamo proprio farlo?

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

La citazione

«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 32/2019

Shéhérazade


Regia di Jean-Bernard Marlin

I quartieri disgraziati di Marsiglia e le loro gioventù criminali, l’autorità nullificata di adulti e famiglie e l’impotenza di organismi istituzionali indifferenti: è un microcosmo tristemente risaputo quello in cui brancolano Zach, 17 anni, fresco di carcere minorile e rifiuto materno, e la coetanea Shéhérazade, ex compagna di scuola che ora si prostituisce, e nella quale il ragazzo s’imbatte per caso finendo per diventarne una sorta di protettore e condividerne lo stesso tetto, mentre le reperisce i clienti. «Io rispetto le donne, non rispetto le puttane», ma l’amore si intromette imperativamente e scompagina le mosse di un copione già visto, con le sue caselle da barrare (la camera a mano, il pedinamento degli attori rigorosamente non professionisti, le istanze neorealiste, la tentazione miserabilista). Rapprendendo la narrazione tutta, l’empito mélo spoglia il film della formula, mentre la perentorietà del sentimento conduce Zach a rimodulare i propri schemi di pensiero, lo educa all’empatia, ne mette in crisi le ottuse certezze e in discussione l’accettazione acritica di regole di vita fino ad allora date per scontate. Nel suo esordio - ispirato a un fatto di cronaca, presentato alla Semaine de la critique 2018 e premio César come miglior opera prima - Marlin tratta con sobrietà e svuota di retorica e concessioni all’enfasi patetica (come nella sequenza processuale, di rigoroso sottotono) anche l’inevitabile della tragedia sfiorata, cullando i suoi personaggi e i loro cuori puri fino a un epilogo dove finalmente si concede di immaginare, insieme alla dolce Shéhérazade, che la loro eterna notte prima o poi, forse, finirà.

I 400 colpi

FDM
7
Shéhérazade (2018)
Titolo originale: Shéhérazade
Regia: Jean-Bernard Marlin
Genere: Drammatico - Produzione: Francia - Durata: 109'
Cast: Dylan Robert, Kenza Fortas, Idir Azougli, Lisa Amedjout, Kader Benchoudar, Nabila Ait Amer
Sceneggiatura: Jean-Bernard Marlin, Catherine Paillé

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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