Joker di Todd Phillips - la recensione di FilmTv

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Su RaiMovie alle ore 21:10.

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Recensione pubblicata su FilmTv 40/2019

Joker


Regia di Todd Phillips

Il Joker che ci aspettavamo. Non l’ennesima “gonfiatura” in chiave super-antieroica di uno dei giganteschi cattivi della saga Batman; e nemmeno una ghignante esibizione di perfidia alla Jack Nicholson, o un viaggio tra gli infelici surreali di Tim Burton o nel mondo oscuro ma elegante di Christopher Nolan. Il Joker di Todd Philips (anche autore della sceneggiatura insieme a Scott Silver) è un pagliaccio che sta male e che fa male: soffre, come tutti i clown del cinema, a partire dai classici “bianchi” immalinconiti per amore, come Jean-Louis Barrault in Amanti perduti, o invece dall’amore rovinati, come il professor Unrat di L’angelo azzurro o i due protagonisti di Ballata dell’odio e dell’amore, fino alle maschere tragiche di Chaplin e Keaton in Luci della ribalta, a quella ambigua di James Stewart in Il più grande spettacolo del mondo, alla ferocia felliniana. E, soffrendo, s’incattivisce e colpisce: il clown, dietro la pittura a bocca in su o a bocca in giù, è una figura che inquieta, mette ansia, infine spaventa, materializzata in orrore da Stephen King e dalla saga It, ma non solo. Il clown ti tira in un mondo di allegria isterica, di violenza maldestra, di specchi distorti, in un circo che esibisce i suoi tanti freak. È uno di questi freak infelici che, come sappiamo dal capolavoro di Tod Browning, finiscono per vendicarsi. Joker di Todd Phillips è la storia di come un clown, bistrattato dalla sorte e dai suoi simili, divenne un signore del Male. La storia di Arthur Fleck, aspirante stand-up comedian che per tirare avanti fa il pagliaccio per le strade di Gotham, è quella dei sogni e i talenti frustrati, della miseria, degli insulti, delle beffe, delle botte che ha accumulato e che lo hanno caricato piano piano fino al punto dell’esplosione. Che avviene in una città che non ha nulla della rarefazione gotica di Burton né dell’incombenza nera e lucida di Nolan: qui Gotham è trafficata, sporca, puzzolente, rossa e tagliata dai neon e dai fumi della New York descritta negli anni 70 soprattutto da Martin Scorsese. Città vera, città sull’orlo del baratro. Joker è un esplicito omaggio a Taxi Driver (Arthur è Travis, ma tragicamente lontano da qualsiasi ipotesi di riscatto mediatico), a Re per una notte (nell’accoppiata Arthur/Murray, un Rupert Pupkin anziano, di successo, bastardo), forse anche a Cape Fear - Il promontorio della paura, nel gioco insistito sui muscoli e sulle torsioni anomale del corpo del protagonista. Ed è soprattutto un film sul corpo, il viso e la mente mutanti di un uomo qualunque, un uomo perbene e certo gentile, che a un certo punto non ne può più. Tutto gira intorno all’interpretazione eccezionale di Joaquin Phoenix, alla sua risata incontrollata e isterica, alla sua magrezza impressionante, alle sue giunture tirate fino allo spasimo, alla sua andatura mutevole, dal saltello al quasi ralenti. Ai suoi occhi tristissimi, che vorrebbero tutta un’altra storia, un altro mondo, un altro finale e che si stupiscono, come i nostri, davanti alle maschere da clown che cominciano a popolare la città.

I 400 colpi

AA
6
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9
PMB
6
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7
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5
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4
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9
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6
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5
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6
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7
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6
media
6.4
Joker (2019)
Titolo originale: Joker
Regia: Todd Phillips
Genere: Supereroico - Produzione: Usa - Durata: 118'
Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Marc Maron, Brett Cullen, Frances Conroy, Douglas Hodge
Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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