La scomparsa di mia madre di Beniamino Barrese - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 41/2019

La scomparsa di mia madre


Regia di Beniamino Barrese

L’esordio nel lungometraggio di Beniamino Barrese ha un profilo high concept: un figlio gira un documentario sulla madre, la top model anticonformista Benedetta Barzini (nata nel 1943), che dice di voler “scomparire” da un mondo dominato dall’immagine che lei disprezza. O meglio, ha deciso di andarsene - su un’isola deserta o in cima a una montagna poco importa - perché non ne ha più per nessuno. In realtà il film è qualcosa di abbastanza diverso, di più complesso e contraddittorio. Lasciamo perdere il fatto che la protagonista è diventata celebre tra foto su “Vogue” e sfilate (che ha fatto fino all’altro ieri). La scomparsa di mia madre è soprattutto lo spaccato di un’ossessione: quella di un figlio filmmaker che gioca con la videocamera fin dall’adolescenza e che, in un mondo privo di padri e di maschi, elegge la madre a suo soggetto preferito. Come tutte le ossessioni, farne partecipe lo spettatore non sempre è agevole. A volte si ha l’impressione di vedere un home movie, di spiare frammenti imbarazzanti di quotidianità carpiti a un soggetto riluttante, che protesta e insulta chi lo riprende (e qui viene in mente il più estremo e repellente di questo genere di film, Helmut Berger, Actor di Andreas Horvath). A volte invece si intuisce un’astuta recita, una classica confusione tra finzione e realtà, come provano le sequenze in cui giovani modelle sono chiamate a ricreare la Benedetta degli anni 60. In entrambi i casi c’è sempre qualcosa di non perfettamente gestito, che rende il discorso un po’ confuso e meno incisivo di quello che vorrebbe essere.

La scomparsa di mia madre (2019)
Titolo originale: -
Regia: Beniamino Barrese
Genere: Documentario - Produzione: Italia - Durata: 94'

Musiche: Aaron Cupples, Miguel Miranda, Jose Miguel Tobar
Fotografia: Beniamino Barrese, Brian Fawcett

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Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.

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