Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores - la recensione di FilmTv

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La citazione

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Adriano Aiello

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2019

Tutto il mio folle amore


Regia di Gabriele Salvatores

Il “Modugno della Dalmazia”, il selvaggio avventuriero Claudio Santamaria, idolo delle balere slave, sa comunicare al volo con Vincent, il figlio autistico (abbandonato appena nato), anche solo con un movimento gaudente del baffo, quando per caso se lo ritrova sedicenne nascosto nell’auto. “Melodico”, infatti, soprattutto nell’interpretazione dionisiaca di Santamaria, non è in contraddizione con “extraterrestre”, “stralunato”, “clownesco”, inorridito dall’afasia di un mondo adulto che logora vita e parole (Abatantuono e Golino però sono maestri nel dare al grigio le sue oltre 50 sfumature). Come un sassofonista jazz che, a fine nottata, rivitalizza gli standard romantici, depurati da ogni sdolcinatezza, frase fatta e minestra riscaldata, perché su questo terreno la musica radicale sperimenta sapienza, maneggia archivi ritmico-armonici più vasti e spirituali, così Salvatores, nel suo film più libero e punk, si sbarazza di ogni cacofonia visuale ed emotiva. Un regista che ha fatto del road movie un’ossessione mobile e politica, disegnando tragitti di libertà asincronici rispetto ai tempi ingiusti che, a fatica, attraversiamo, torna un teenager rocker e ritrova sapori e odori di un set anni 70. Quando è il paesaggio, l’orizzonte, lo spazio che ti cammina addosso il protagonista del film, e non i motociclisti «perversi a occhi chiusi» che l’attraversano con avidità da marines, ecco che quegli esterni “diventano” Gianna Nannini oppure, oggi, Giulio Pranno, ovvero Vincent, il suo alter ego nomade, incantevole, imprevedibile, segreto, adolescente…

I 400 colpi

PA
6
MC
7
FDM
5
SE
7
IF
6
MG
6
RM
4
FM
4
EMO
2
GAN
2
LP
5
RS
8
media
5.2
Tutto il mio folle amore (2019)
Titolo originale: -
Regia: Gabriele Salvatores
Genere: Commedia drammatica - Produzione: Italia - Durata: 97'
Cast: Claudio Santamaria, Giulio Pranno, Valeria Golino, Diego Abatantuono, Daniel Vivian
Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Umberto Contarello, Sara Mosetti

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Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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