Wounds di Babak Anvari - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2019

Wounds


Regia di Babak Anvari

Di Babak Anvari faceva ben sperare il precedente Under the Shadow, e di Nathan Ballingrud (autore del romanzo The Visible Filth, da cui Wounds è tratto) un certo mestiere da cantastorie neogotico. Il sodalizio tra i due ora si estende alla tv, con l’adattamento in serie di North American Lake Monsters, e forse il modello racconto-puntata si rivelerà più efficace. Perché Wounds (non una cosa “da Netflix”, ma una produzione Annapurna: la piattaforma distribuisce soltanto, dopo il passaggio alla Quinzaine di Cannes 2019) è proprio fragile sotto le apparenze, come il suo protagonista. Barista piacione con fidanzata studiosa ed ex arrapante trova un cellulare abbandonato, in grado di scatenare orrore. Soprattutto esistenziale: dalle ferite della pelle non escono solo scarafaggi, ma si vede la sporcizia. E allora giù con la destrutturazione degli archetipi di potere maschili (dal playboy protagonista fino ai poliziotti inetti o al veterano schizzato), così marci da contaminare anche le donne. Ma per mostrare quello che c’è sotto, la regia scivola sulla superficie degli stereotipi più basici del genere: musica sparata, “spaventoni”, camera che si muove come lo sguardo spaurito negli interni e fuori dalle finestre. In sovrana indifferenza alle regole non solo della verosimiglianza (il tira e molla sulla consegna del cellulare alla polizia) ma perfino della coerenza: la discesa all’inferno del protagonista rimbalza tra un comprimario e l’altro, che funzionano solo da inneschi dell’azione, senza mai giustificarsi. Difficile riflettere sulle relazioni tra esseri umani, se non c’è nemmeno una relazione tra personaggi vagamente credibile.

Wounds (2019)
Titolo originale: Wounds
Regia: Babak Anvari
Genere: Drammatico - Produzione: Gb - Durata: 94'
Cast: Armie Hammer, Dakota Johnson, Zazie Beetz, Brad William Henke, Kerry Cahill, Karl Glusman, Kenneth Kynt Bryan, Jim Klock, Ritchie Montgomery
Sceneggiatura: Babak Anvari

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Andrea Bellavita

francophile, franc bourgeois e francamente non serio (e me ne infischio), dopo una (tarda) giovinezza dedicata allo studio più alto e rigoroso, mi converto in maturità al pop più sfrenato, oscenamente pop, porno pop. ne scrivo (a tratti) su FilmTv, Segnocinema, Doppiozero, L’Officiel. lo insegno all’università. principalmente lo guardo (cinema e tv), lo leggo (comics, ma non graphic novel), lo ascolto. non lo gioco: non ho tempo.

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