Dolemite Is My Name di Craig Brewer - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Giovani si diventa è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:05.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Quando chiesero a Marx cos’è la dittatura del proletariato rispose: ”la Comune di Parigi, perché ha abolito l’esercito e la polizia”. Poi vennero i Soviet e Solidarnosc. Questo è il movimento. Non nacquero per caso. (C.L.R. James)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 45/2019

Dolemite Is My Name


Regia di Craig Brewer

1971: Sweet Sweetback’s Baadasssss Song di Melvin Van Peebles inaugura la blaxploitation. La didascalia in chiusura - «Attenzione! Un baadasssss nigger sta venendo a riscuotere il dovuto» - è anche l’ideale frase di lancio per la svolta che il fallimentare stand-up comedian e cantante Rudy Ray Moore imprime in quel periodo alla sua vita, grazie all’idea insospettabilmente geniale di convertire le storielle folcloriche e villane dei senzatetto, protagonista il fantomatico Dolemite, in un rap ante litteram (ne è considerato il padrino): giochi verbali scostumati che mandano in visibilio la comunità black e, su LP autoprodotto, conquistano “Billboard”. Vicenda troppo bella per non contenere anche un po’ di cinema, e infatti Moore non s’accontenta della gloria: desidera la consacrazione del proiettore, così mette insieme una troupe di fortuna per un low budget demenziale (à la The Disaster Artist) che debutta nel 1975, l’anno in cui Richard Pryor porta sul palco il personaggio di Mudbone, e diverrà un classico blaxploitation, spavalda realizzazione di un sogno afroamericano comunitario e celebrativo, che aggiunge un posto alla tavola dell’entertainment dominante. Il biopic, encomiastico quanto canonico, s’interessa soprattutto a un doppio omaggio, quello del redivivo Eddie Murphy a un modello indispensabile, e quello di Murphy a Murphy stesso: facendo combaciare la vis sgangherata di Rudy con la propria, l’attore si passa da sé il testimone (di leggenda). D’altronde, come dichiarava al “The New Yorker”, la missione del film era anche quella di «ricordare a tutti perché vi sono sempre piaciuto».

I 400 colpi

FDM
6
Dolemite Is My Name (2019)
Titolo originale: Dolemite Is My Name
Regia: Craig Brewer
Genere: Biografico - Produzione: Usa - Durata: 117'
Cast: Eddie Murphy, Tituss Burgess, Wesley Snipes, Keegan-Michael Key, Mike Epps
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewski

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