Parasite di Bong Joon-ho - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che Batman: Il ritorno è il film da salvare oggi in TV.
Su Italia1 alle ore 15:35.

Al Sudestival, il festival lungo un inverno che si tiene tutti i fine settimana dal 10 gennaio al 13 marzo 2020 a Monopoli (Ba), anche l'omaggio a Dino Risi nell'ambito di un "laboratorio" sulla commedia all'italiana con gli studenti, organizzato in collaborazione con Film Tv, media partner della manifestazione. Come film più rappresentativo, Mauro Gervasini ha scelto Il giovedì , che era anche il preferito dal regista milanese. Riproponiamo la locandina con il commento.

A Ghost Story di David Lowery è in streaming su PrimeVideo

Avete già scoperto le due nuove piattaforme di cui stiamo recensendo serie originali, di recente? Una di queste è StarzPlay, su cui vi suggeriamo di cercare questa commedia.

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Anni '80 un po' ovunque, ma quasi sempre da un punto di vista maschile. E le icone femminili? Una riflessione di Marianna Cappi.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 45/2019

Parasite


Regia di Bong Joon-ho

Il Teorema che ci meritiamo, 51 anni dopo. Solo che l’ospite, qui, non è quello di Pasolini: non rivolta il tranquillo status quo borghese, non strappa la patina dell’ipocrisia, non perverte e non sovverte la falsissima morale. Non è l’osceno che entra in scena, il sensuale che sfida il senso. No, le cose cambiano, all’orizzonte non c’è nessuna rivoluzione. Nell’anno 2019 gli ospiti sognano l’integrazione. Cercano, con ogni escamotage possibile, di farsi assumere (il contratto no, non lo firma nessuno nemmeno qui, non c’è da preoccuparsi). È il neoliberismo, mon cher. Seul, giorni nostri: una famiglia di basso ceto (letteralmente: abita in uno scantinato) ne raggira una di ceto altissimo, sgomitando per eliminare (fraudolentemente) la servitù precedente, al fine di trovare impiego presso il caldo domicilio da archistar di manager & famiglia. Il problema è che, nel sottosuolo, nella cantina della casa, c’è un (povero) ospite ulteriore. Il piano precipita. Verso il basso, naturalmente. Per Bong (pensate al treno di Snowpiercer) il conflitto sociale è sempre stato in primis questione di spazi. Qui dal basso all’alto. E no che non è una metafora sofisticata: il suo simbolismo - riassunto in quella roccia regalata nei primi minuti che si rivela oggetto contundente prima che allegorico - è letterale, brutale, caricaturale. Grottesco, grand guignol: se la storia, per parafrasare un simpatico signore con la barba, si ripete sempre due volte, prima come tragedia e poi come farsa, qui siamo oltre, perché la storia ora è solo falso movimento, finto progresso, immobilismo e impaludamento. Come il Leone d’oro Joker, la Palma d’oro 2019 è un (grande) film popolare sul presente (d’altronde la risata spastica della domestica che ritorna dopo il licenziamento non è la stessa di Joaquin Phoenix nel film di Phillips? Sì che lo è: ed è l’espressione precisa di una psicopatologia sociale). Parasite è un film in cui la lotta di classe non è tra la classi, ma nella classe, perché, direbbe Marracash, «siamo tutti quanti concorrenti». Come sono buoni, i ricchi, lassù in cima, che si eccitano coi feticci della plebe, con le mutandine economiche degli ultimi: essere gentili - dicono i miserabili - è solo parte di un privilegio. Sotto impera l’homo homini lupus, il «non chiamarmi sorellina!», l’odio belluino per il pari che è il nemico, il competitor, il sostituto possibile. Nessuna solidarietà di classe, prima di tutto l’individuo, poi la famiglia, il resto è solo da odiare, se povero, da circuire, se è ricco. E così sia. È una visione maggiormente intensa dell’oggi, Parasite, un mondo in cui dominano la retorica, la recita, la sedicenza e la delazione, non la competenza (perché sopra non c’è nessuno che sappia riconoscerla, nessuno dell’1% che sappia distinguere nel restante 99: non riesce nemmeno a vederlo, sdraiato in salotto): la mobilità sociale si ottiene con un curriculum fatto di illusione, e illusione rimane, così come resta l’odore della povertà. Burning sotto acido, Noi in Corea del Sud. Il grottesco è la forma di una visione del mondo rassegnata, irredimibile: il lieto fine è un sogno. Un’illusione, per l’appunto. 

I 400 colpi

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9
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8
AC
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8
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8
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7
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5
media
7.7
Parasite (2019)
Titolo originale: Gisaengchung
Regia: Bong Joon-ho
Genere: Grottesco - Produzione: Corea del Sud - Durata: 132'
Cast: Song Kang-ho, Jo Yeo-jeong, Park So-dam, ChoiWoo-sik, Lee Sun-kyun
Sceneggiatura: Jin Won Han, Bong Joon-ho

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Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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