Pinocchio di Matteo Garrone - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

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Pedro Armocida

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Recensione pubblicata su FilmTv 51/2019

Pinocchio


Regia di Matteo Garrone

Difficile da maneggiare la favola più celebre del mondo, Pinocchio di Carlo Collodi. Matteo Garrone sceglie di farlo nel solo modo possibile: personalizzandola al massimo (nella “visione”; la storia è quella nota, giustamente intoccabile) così da creare una sintesi ideale del suo cinema. Non solo quello recente, perché ossessioni e slanci stilistici vanno ben oltre il riferimento piuttosto ovvio alla sua altra favola cinematografica, Il racconto dei racconti (2015). Cominciamo facendo i conti con Roberto Benigni. Qui è Geppetto, presenza quasi ingombrante, non a caso sfruttata al massimo nei trailer; fu lui, soprattutto, l’ultimo più famoso Pinocchio del grande schermo (pare passato un secolo, ma il suo film è solo del 2002). Però Benigni è anche l’attore al quale Garrone aveva originariamente pensato per interpretare il “canaro” di Dogman, quando scrisse la prima versione della sceneggiatura una quindicina di anni fa. La durezza del personaggio e l’asprezza del racconto sconsigliarono l’autore di La vita è bella dall’accettare la parte. Rieccolo, però, immerso in un immaginario che di Dogman conserva una certa desolazione materica (quanta terra, quante pietre, manca il metallo per non sembrare troppo anacronistici), ben visibile in alcuni luoghi come il borgo natio del burattino senza fili. Nubi nere si rincorrono in cielo, Pinocchio corre tra le braccia del Gatto (Rocco Papaleo) e della Volpe (Massimo Ceccherini, perfetto). Prosegue la tradizione dei comici che “sono in società”, cominciata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nella versione televisiva di Luigi Comencini e proseguita dai Fichi d’India - forse la cosa migliore, con il senno di poi - del Pinocchio benignesco. Che l’epicentro del cinema di Garrone sia da sempre la fiaba nera lo hanno ribadito celebri sequenze di L’imbalsamatore (2002) oppure quella di Marco e Pisellino nel bosco in Gomorra (2008), alla quale diede un importante contributo creativo l’artista Gianluigi Toccafondo (per l’occasione anche aiuto regista). Lo sguardo squisitamente dark di Garrone si eleva all’ennesima potenza di fronte a Pinocchio impiccato dagli “assassini” (sempre il Gatto e la Volpe) oppure nella sequenza davvero inquietante della trasformazione in ciuchini del burattino e di Lucignolo, mentre il mellifluo Omino di burro, orco spaventoso nella sua finta dolcezza («amoriniiii»), si sfrega le mani per gli affari che farà al mercato dei somari. Creature. Tante, magiche: sublimazioni di invenzioni già sperimentate in Il racconto dei racconti, come la signora Lumaca al servizio della Fata turchina (interpretata, adulta, da Marine Vacht) oppure il Tonno dalla faccia umana incontrato da Pinocchio nel ventre del gargoylesco pescecane («una brava persona, il signor Tonno», dirà Geppetto una volta liberato dallo stomaco del mostro). L’immaginario è impressionante, la favola rispettata, ma la cosa più interessante di tutta l’operazione è la capacità produttiva dimostrata da Garrone. Pinocchio è un film che osa l’inosabile in Italia: si misura con il mito attraverso la potenza immaginifica del cinema, in una squisita sintesi tra l’artigianato di un “mastro” regista e la tecnologia all’avanguardia di effetti speciali e make up.

I 400 colpi

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media
6.2
Pinocchio (2019)
Titolo originale: Pinocchio
Regia: Matteo Garrone
Genere: Fantasy - Produzione: Italia/Francia - Durata: 123'
Cast: Roberto Benigni, Federico Ielapi, Gigi Proietti, Rocco Papaleo, Marine Vacth, Massimo Ceccherini, Maurizio Lombardi, Davide Marotta, Massimiliano Gallo, Alida Baldari Calabria
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Ceccherini

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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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