Tolo tolo di Checco Zalone - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

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Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 01/2020

Tolo tolo


Regia di Checco Zalone

Ricapitolando: Checco Zalone (al secolo Luca Medici), comico pugliese (da Zelig, ma non è un demerito, come molti pensano), alla quarta commedia, Quo vado?, sugli stravizi dell’italiano medio (primo fra tutti il posto fisso), incassa 65 milioni di euro. È un’epifania, anzi un terremoto, per buona parte del cinema italiano, ormai digiuno di simili exploit, che deve fare i conti con quest’alieno (e con Pietro Valsecchi e Medusa Film dietro di lui). Passano quattro anni senza un nuovo film, tra notizie false, tendenziose, verosimili (ha litigato con Gennaro Nunziante, che scrive con lui i film e ne è il regista; fa da solo; si sono rappacificati; gira con Paolo Virzì...) e prefiche e profeti che chiosano, vaticinano, menano gramo. Checco, del tutto invisibile e nascosto, è ormai diventato l’unico vero autore del cinema italiano di oggi, oggetto di un’attesa messianica da parte dei cultori come dei detrattori. Tutto questo va tenuto presente per provare a capire davvero Tolo tolo. Che smette di essere “solo” un film (di Natale) con protagonista (e regista, per la prima volta) un comico di successo e diventa altro, fin dalla canea delirante dopo la pubblicazione web del promo-videoclip Immigrato. Zalone, quindi, ha il problema di capire e far capire al pubblico chi e cosa è oggi, magari prima di finire sovrascritto e interpretato da critici, sociologi, politici (e chi più ne ha più ne metta), considerata la delicatezza di ciò che racconta e che sembra stargli sul serio a cuore. A sorpresa, si rivela un Pinocchio più vivo di quello algido e inerte di Garrone: bugiardello impenitente (fin da quando s’inventa nel prologo il sushi sulle Murge, con catastrofe annessa), crede di aver trovato il paese dei balocchi nell’Africa del neocolonialismo da villaggio vacanze, ma finisce, migrante pallido al contrario, nella pancia di una chiatta-balena respinta da governi ottusamente attuali (un tema che sta a cuore ai nostri comici, come insegnano Ficarra e Picone in Il primo Natale), tra una fatina nera guerrigliera (uno dei tanti personaggini troppo programmatici), un Lucignolo primo della classe e traditore (mica male) e più d’un omino di burro (come il fotografo francese star dell’umanitarismo di professione). Tanto di cappello a Zalone per non chiudere gli occhi sul presente e restituire coraggiosamente alla nostra commedia certe sgradevolezze urticanti poco politically correct, come nessuno fa quasi più oggi. Anche se Tolo tolo è più un canovaccio con diverse buone idee, ma a compartimenti stagni, rivelato nella difficoltà di far quadrare i conti di una gestazione senza fine dai tanti finali (pure il metacinema!). L’ultima beffa è un cartoon alla I tre caballeros con Checco italiano pessimo alla Sordi, culmine di una vocazione alle digressioni musical (senza paura, come il naufragio dei migranti stile Esther Williams) che è una delle tante (troppe) anime del film. Comunque da vedere. Davvero. Anche con la curiosità sincera su cosa può diventare Zalone appena si libera dell’obbligo di essere il salvatore del cinema italiano.

I 400 colpi

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Tolo tolo (2020)
Titolo originale: -
Regia: Checco Zalone
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Barbara Bouchet, Nunzio Cappiello, Francesco Cassano, Ira Frontén, Jean Marie Godet, Graziano Granieri, Alexis Michalik, Eduardo Rejón, Fabrizio Rocchi, Souleymane Silla
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Checco Zalone

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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