The App di Elisa Fuksas - la recensione di FilmTv

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La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

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Pedro Armocida

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Recensione pubblicata su FilmTv 01/2020

The App


Regia di Elisa Fuksas

Chi ha paura delle app, nuova frontiera sentimentale di relazioni allegramente trasgressive? Di sicuro non Niccolò, virgulto cresciuto nella bambagia familiare milanese, che, prossimo all’esordio da attore negli onerosi panni di Gesù (!), si vede proporre dalla fidanzatina francese l’esperienza, in teoria soltanto osservativa, di Noi, app su cui la fanciulla sta basando la propria tesi. Lui la scarica (l’app, non la ragazza) più per accondiscendenza che per diletto o, hai visto mai, curiosità antropologica, e viene abbordato dalla donna dei sogni. Perfetta come la S1m0ne di Andrew Niccol, ma incorporea come la Lei di Spike Jonze: per Niccolò è immediata assuefazione. Finirà malissimo? Non abbastanza, perché per quanto l’opus n. 2 di Elisa Fuksas (tratto dalla sua opera lirica Noi, due, quattro) accumuli inverosimiglianze, metaforoni e spiegoni indiscutibilmente demenziali, non ne mette mai in pratica il potenziale di delirio o perturbanza, accontentandosi di rimanere la copia sbiadita di altri possedimenti Netflix (Black Mirror, sempre lui, ma anche Tau). A predominare sono il tedio e la sciatteria da telenovela (le scaramucce di coppia, i tormenti del giovane Messia), e nonostante le supercazzole («pensami come non sono per capire come sono»), la disarmante amatorialità di regia, scrittura e recitazione (sprecata Greta Scarano), e l’illustrazione ridondante dei social come nuovo peccato originale (con tanto di apparizione del serpentone del Giardino), The App non funziona nemmeno come parodia degli ormai innumerevoli morality tale (i racconti ammonitori) sulle spire manipolative delle nuove tecnologie.

I 400 colpi

FDM
3
FM
1
media
2.0
The App (2019)
Titolo originale: The App
Regia: Elisa Fuksas
Genere: Fantascienza - Produzione: Italia - Durata: 78'
Cast: Vincenzo Crea, Jessica Cressy, Giampiero Judica, Stella Mastrantonio, Greta Scarano, Maurizio Di Carmine, Abel Ferrara, Andrea Giannini, Salvatore Costa, Franco Idone, Anita Kravos
Sceneggiatura: Elisa Fuksas, Lucio Pellegrini

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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