La mia banda suona il pop di Fausto Brizzi - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2020

La mia banda suona il pop


Regia di Fausto Brizzi

Tu-turu-turu. Brizzi torna agli amati anni 80. Che sono, in superficie, quelli nostrani dell’(im)probabile gruppo musicale dei Popcorn, ircocervo mostruoso nel quale intravedere ogni manifestazione del pop melenso dell’epoca (clonato nelle finte hit composte da Bruno Zambrini). Ma, subito dietro, ci sono i veri anni 80 che gl’interessano, quelli del cinema americano (Brizzi è da sempre il più americano degli italiani da commedia), Zemeckis & Landis, una corsa in DeLorean e un colpo miliardario che, tra fughe nelle fogne ed esibizioni sul palco interrotte dalla polizia, fa molto The Blues Brothers. E la promessa commedia vintage, con i quattro guitti ex popstar (ora cantante da cerimonie scoppiato, conduttrice tv semi-alcolizzata, artista di strada, ferramenta) costretti a una reunion per soddisfare le nostalgie di un oligarca russo, ha molta fretta di farsi commedia d’azione, visto che il concerto per il nababbo nasconde l’intenzione di derubarlo. Si possono certo fare le pulci a Brizzi (più ispirato nella sceneggiatura, condivisa con Martani, Falcone e Bardani, che nella regia). Ma, nel suo sguazzare compiaciuto nel trash (senza rivalutarlo, però), il film fila spedito, strappa diverse risate (anche quando non vorresti), vanta un bel gioco di squadra tra i suoi interpreti “imparruccatissimi” (ai punti vince, inattesa, la strana coppia Rossi-Finocchiaro, anche se Ghini-De Sica ritornano ai bei duetti da cinepanettone). E l’impresario decaduto wellesiano di Abatantuono, con boccoli d’argento e occhi bluette, è impagabile, soprattutto quando ricorda perle del suo passato, come Scialpi aggredito alla Festa dell’Unità.

I 400 colpi

PA
3
FM
4
RMO
7
media
4.7
La mia banda suona il pop (2020)
Titolo originale: -
Regia: Fausto Brizzi
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 95'
Cast: Christian De Sica, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Paolo Rossi, Diego Abatantuono, Natasha Stefanenko, Rinat Khismatouline, Fabrizio Nardi, Nico Di Renzo, Giulio Base
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone, Alessandro Bardani

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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