Dopo il matrimonio di Bart Freundlich - la recensione di FilmTv

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La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

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Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2020

Dopo il matrimonio


Regia di Bart Freundlich

Rieccola: la “solita” Hollywood periodicamente in crisi d’ispirazione e in preda all’accidia fruga tra i film stranieri (che l’Academy ha rinominato benevolente “film internazionali”) e ripesca il melodrammone danese post Dogma che nel 2006 portò Susanne Bier a un soffio dall’Oscar. Apportando al remake omonimo una sola variazione, il gender swap (una lei, Michelle Williams, al posto di un lui, Mads Mikkelsen), escamotage che l’insipido regista e sceneggiatore Bart Freundlich dever aver ritenuto innescatore di uno strato ulteriore: la complessità femminile, quando il dilemma, nell’originale, era tutto al maschile. Invece il suo effetto è di amplificare l’inclinazione moralista del film di Bier, che d’altronde serpeggia lungo tutta la filmografia dell’autrice (da Non desiderare la donna d’altri a Second Chance) e pende qui sulla protagonista Isabel che, volata da Calcutta a New York per convincere la ricca Theresa a concedere una donazione all’orfanotrofio indiano di cui è fondatrice, riconosce nel marito della benefattrice (l’imperdonabilmente sottovalutato Billy Crudup) un passato amore, e nella loro primogenita la figlia che vent’anni prima avevano deciso di comune accordo di dare in adozione. Di aprire parentesi su argomenti vecchi e nuovi (privilegio occidentale, libertà di scelta, maturità e immaturità sentimentale, senso di colpa, responsabilità) non v’è il tempo né la volontà, tanto più che poi subentrano la malattia terminale, il ricatto (diegetico e non) e un finale da legge del contrappasso divenuto ancor più indigeribile. Davvero solo un altro - non stupido, ma inutile e pasticciato - remake americano.

I 400 colpi

FDM
4
Dopo il matrimonio (2019)
Titolo originale: After the Wedding
Regia: Bart Freundlich
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 112'
Cast: Michelle Williams, Julianne Moore, Billy Crudup, Abby Quinn, Eisa Davis, Alex Esola, Susan Blackwell, Will Chase, Azhy Robertson, Tre Ryder
Sceneggiatura: Bart Freundlich, Susanne Bier

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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