Show Me The Picture - The Story of Jim Marshall di Alfred George Bailey - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che I giganti del West è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 17:40.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

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Rinaldo Censi

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Recensione pubblicata su FilmTv 09/2020

Show Me The Picture - The Story of Jim Marshall


Regia di Alfred George Bailey

È un adagio radicato quello per cui grandi fotografi e giganti della scrittura della luce debbano essere buoni samaritani e pie donne tormentate, etnografi in comunione panica coi loro soggetti. Ne smentisce postulato e corollari la figura irregolare di Jim Marshall, cavallo pazzo della summer of love, ragazzo della San Francisco di Jack Kerouac, amico di Johnny Cash e Janis Joplin. A lui è dedicata questa personale in forma di doc, che ne compila la storiografia secondo formula collaudata (album di scatti celebri + teste parlanti). Ci pensa Jim stesso, post mortem, a sparigliare le carte: «Nella vita ho sempre amato le auto, le pistole e le macchine fotografiche. Le prime due mi hanno portato un sacco di guai». Il temperamento fumantino del protagonista presta il fianco per un’imprevista parentesi true crime.

Show Me The Picture - The Story of Jim Marshall (2019)
Titolo originale: Show Me The Picture: The Story of Jim Marshall
Regia: Alfred George Bailey
Genere: Documentario - Produzione: Usa/Gb - Durata: 92'

Musiche: Ian Arber
Montaggio: Adam Biskupski

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