Lilli e il Vagabondo di Charlie Bean - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

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Alice Cucchetti

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Recensione pubblicata su FilmTv 13/2020

Lilli e il Vagabondo


Regia di Charlie Bean

Se gli intramontabili classici d’animazione Disney scomparissero dall’immaginario dove sono universalmente incastonati, se, semplicemente, non fossero mai esistiti e le loro versioni live action costituissero i testi originali, l’unicum della produzione disneyana, è lecito supporre che non solo la statura di classico non li avrebbe neppure sfiorati ma anche che le storie forgiate si sarebbero limitate a rappresentare un piacere passeggero e superfluo. Se ciascuno dei classici possiede infatti una marcata peculiarità, per gli inconcludenti remake live action calati a forza in un piatto realismo vale il meccanismo del visto uno, visti tutti: perché li abbiamo visti davvero tutti, conosciamo a menadito la luce riflessa e la memoria confortante di cui vive anche questo Lilli e il vagabondo. Che conferma il trend predominante - in primis gli animali in CGI che paiono creature ammaestrate, le riconoscibili voci di star hollywoodiane appiccicate a musi inespressivi - e permette due indicative annotazioni: a iniettare un po’ di verve e brio nella legnosità del procedere narrativo non sono le interazioni fra i cani protagonisti (disinnescati) bensì le dinamiche umane, dal momento che la magia e il fascino del sottomondo bestiale vengono meno e persino la scena clou degli spaghetti è un passaggio obbligato piuttosto goffo; il film è poi bonificato da certe piccole ambiguità scorrettamente adulte (il libertinaggio di Biagio), abbondando in spirito edificante (anche gli altri randagi vengono graziati dall’adozione, annullando così il sapore amaro e purgatoriale del canile). Avanti il prossimo.

I 400 colpi

MC
4
AC
5
FDM
5
SE
5
FM
0
RMO
5
RS
3
media
4.7
Lilli e il Vagabondo (2019)
Titolo originale: Lady and the Tramp
Regia: Charlie Bean
Genere: Avventura/Sentimentale - Produzione: Usa - Durata: 103'
Cast: Tessa Thompson, Justin Theroux, Sam Elliott, Ashley Jensen, Janelle Monáe, Benedict Wong, Clancy Brown, Nate 'Rocket' Wonder, Roman GianArthur Irvin, James Bentley
Sceneggiatura: Andrew Bujalski, Kari Granlund

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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