The Hunt di Craig Zobel - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che I giganti del West è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 17:40.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 14/2020

The Hunt


Regia di Craig Zobel

Farebbe meno impressione (e indignerebbe meno) The Hunt se fosse ribaltato? Se, cioè, fossero i redneck del profondo Sud a dare la caccia ai liberal dell’America democratica? Forse rientrerebbe nell’idea più comune di horror politico ai tempi di Trump con cui la Blumhouse flirta spesso. E invece no. The Hunt spariglia, gli idioti stanno da entrambe le parti, c’è l’imbarazzo della scelta. Si fa fatica persino a trovare un vero protagonista, perché tutti i papabili fanno una brutta fine appena si pensa di poter contare su di loro. Un trucchetto ben giocato, che gli sceneggiatori vorrebbero addirittura far risalire a Hitchcock e a Psyco, ma, siccome sono Lindelof & Cuse (figlio), forse ha più senso cercare in Lost (là sopravvissuti qui prede, gli uni e gli altri smarriti e confusi). Certo, a The Hunt non mancano padri nobili (e meno nobili): La pericolosa partita e ogni caccia all’uomo fino a Battle Royale (e a Hunger Games), pure un tocco di Hostel (Arkansas? No, Croazia, con divertita perfidia). Così tanti strati che l’intenzione satirica rischia magari di svaporare. Finisce in un catfight lungo lungo, manco fossimo in Essi vivono di Carpenter (altri tempi…), tra la femmina alfa clintoniana (Hilary Swank, che fu redneck ai tempi di Million Dollar Baby) e l’ex militare tostissima (Betty Gilpin, una piccola rivelazione) che si assume il compito di fare la protagonista e di ammazzare tutti o quasi, ma alla fine non si capisce bene chi sia davvero. Anzi, forse è lì per caso. Come il significato politico del film. Che è divertente, non guarda in faccia nessuno, solo zoppica un po’ quando pasticcia tra leggende metropolitane, fake news e chat fraintese.

I 400 colpi

PMB
2
AC
7
FDM
5
IF
6
AF
4
MG
6
RM
4
MM
7
FM
3
RMO
7
GAN
7
LP
5
GS
5
media
5.4
The Hunt (2020)
Titolo originale: The Hunt
Regia: Craig Zobel
Genere: Grottesco - Produzione: Usa - Durata: 90'
Cast: Betty Gilpin, Hilary Swank, Ike Barinholtz, Emma Roberts, Macon Blair, Wayne Duvall, Ethan Suplee, Christopher Berry, Sturgill Simpson, Kate Nowlin, Amy Madigan
Sceneggiatura: Nick Cuse, Damon Lindelof

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

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Restate a Casa Blum» Servizi (n° 14/2020)

Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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