Siamo tutti Alberto Sordi? di Fabrizio Corallo - la recensione di FilmTv

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Dario Stefanoni dice che Car Wash - Stazione di servizio è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:25.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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Fabrizio Tassi

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Recensione pubblicata su FilmTv 15/2020

Siamo tutti Alberto Sordi?


Regia di Fabrizio Corallo

Comincia con Guglielmo Bertone, il “Dentone”, preparatissimo e irresistibile lettore del telegiornale nell’episodio di I complessi firmato da Luigi Filippo D’Amico, e termina con Mina che, in una puntata del 1966 di Studio Uno, canta You Never Told Me (in italiano, Breve amore), scritta da Sordi e Piero Piccioni per Fumo di Londra, l’esordio nella regia del 1966, e diventata una sorta di “sigla” dell’attore. Che appare, in bombetta, ombrello e, appunto, fumo di Londra, a chiudere insieme a lei la canzone. È Siamo tutti Alberto Sordi?, il documentario diretto da Fabrizio Corallo per il centenario (il 15 giugno 2020) della nascita dell’attore. Un percorso attraverso una carriera che si è snodata per sessant’anni e 187 film (più varietà, televisione e radio - il mimetismo vocale di Sordi era notevole), con sodalizi duraturi (oltre che con lo sceneggiatore-alter ego Rodolfo Sonego) con autori come Scola, Steno, Risi, Fellini (che s’intestardì ad averlo come sceicco bianco quando nessuno lo voleva) e, in anni recenti, con Carlo Verdone, sorta di “erede” del ritrattismo sordiano. Ed è Verdone che, insieme al fratello Luca e a molti altri amici e studiosi, ci guida nella psicologia di un divo che è stato tanto riservato nella vita privata quanto espansivo in quella pubblica, un groviglio di contraddizioni che hanno traghettato il suo personaggio dalla surreale crudeltà degli anni 50 alla malinconica amarezza dei 90. Un film che guarda soprattutto (e giustamente) al cinema di un formidabile interprete, che sapeva riflettere le sue zone d’ombra e di luce sul carattere italiano. 

I 400 colpi

PA
6
MM
5
EM
7
FM
1
RS
7
media
5.2
Siamo tutti Alberto Sordi? (2020)
Titolo originale: -
Regia: Fabrizio Corallo
Genere: Documentario - Produzione: Italia - Durata: 93'

Sceneggiatura: Fabrizio Corallo, Giovanni Piscaglia
Musiche: Piero Piccioni
Montaggio: Laura Liberanome

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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