Casa Shakespeare di Kenneth Branagh - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Fandango è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:20.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo. (Arthur Schopenhauer)»

scelta da
Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 22/2020

Casa Shakespeare


Regia di Kenneth Branagh

Non poteva non accadere: Kenneth Branagh, che nel 1989 sfidò con Enrico V il mito Laurence Olivier e che ha poi attraversato molti umori shakespeariani, non poteva non arrivare (con un naso finto da far invidia a quelli esibiti da Orson Welles nei suoi film) a interpretare “Will” in persona: uno Shakespeare vecchio e scamiciato che, dopo l’incendio del Globe Theatre, è tornato da “pensionato” nella casa di Stratford-upon-Avon, con la moglie e le due figlie. Rimpiange il figlio morto bambino e si dedica al giardinaggio come a un allestimento teatrale (con risultati tutt’altro che equivalenti). Sceneggiato da Ben Elton (autore comico di punta della tv britannica anni 90, con la serie Blackadder, che rivisita intrighi cavallereschi medievali), Casa Shakespeare è una storia di famiglia autunnale, fatta di passioni sopite e rimproveri mai sotterrati, di malinconie, bisticci, incomprensioni, tenerezze e qualche scandalo. Nonostante i costumi, più vicina all’amarezza moderna di Nel bel mezzo di un gelido inverno che al fasto extra-large di Hamlet. Per nulla teatrale, nonostante l’incalzare dei dialoghi (e dei veloci, battenti monologhi di Branagh), gioca sulla luce delle candele e su larghe porzioni di schermo scuro a inquadrare primissimi piani, soprattutto di Shakespeare e della moglie Anne (Judi Dench). Memorabile il duetto tra Branagh e Ian McKellen, che viene in visita come conte di Southampton, destinatario, in gioventù, di alcuni sonetti, compreso il celeberrimo n. 29, «Quando in disgrazia con la fortuna e agli occhi degli uomini...», che nella scena i due invecchiati istrioni si rimandano reciprocamente.

I 400 colpi

EM
7
Casa Shakespeare (2019)
Titolo originale: All Is True
Regia: Kenneth Branagh
Genere: Drammatico/Biografico - Produzione: Gb - Durata: 101'
Cast: Kenneth Branagh, Judi Dench, Ian McKellen, Lydia Wilson, Kathryn Wilder, Nonso Anozie, Lolita Chakrabarti, Darryl Clark, Jack Colgrave Hirst, Doug Colling, John Dagleish, Eleanor de Rohan
Sceneggiatura: Ben Elton

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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