Resistance - La voce del silenzio di Jonathan Jakubowicz - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che eXistenZ è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Cinema Suspense alle ore 22:45.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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Fabrizio Tassi

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Recensione pubblicata su FilmTv 26/2020

Resistance - La voce del silenzio


Regia di Jonathan Jakubowicz

Quando Marcel cala la penna sul documento d’identità e con un paio di svolazzi modifica il suo cognome da Mangel a Marceau, non è solo l’ennesimo prestigio che lo proteggerà dagli occhi di SS e Gestapo: è una seconda nascita, e definitiva, che da lì in avanti ne decreterà la nuova veste identitaria, umana e artistica, come membro della Résistance. Negli anni più bui del secondo conflitto mondiale Marcel, ebreo cresciuto a Strasburgo e stregato dall’incanto muto di Charlot, mette la vocazione di mimo al servizio di centinaia di orfani sottraendoli alla cattura e alla deportazione: le sue pantomime salvano loro prima il morale, poi la vita. Salvano anche la sua, e dopo la guerra verrà insignito d’onori e medaglie, sarà allievo di Étienne Decroux, fonderà una scuola e una compagnia, s’inventerà il moonwalk, si dividerà fra palcoscenico, cinema e tv, lavorerà con Vadim e Mel Brooks. Ma non è quella luccicante e scrosciante d’applausi la sezione biografica che interessa a Jakubowicz (reduce da un altro biopic, Hands of Stone, sul pugile Roberto Durán); il regista venezuelano pone l’obiettivo sulla manciata d’anni che vedono avvicendarsi scene da una resistenza: fughe, salvataggi in extremis, crisi e prese di coscienza, interrogatori ed esecuzioni (a opera del “boia di Lione” Klaus Barbie). Quadri di lotta che si prestano a discorsi, altrove meglio esposti, sull’arte come missione, sulla sua responsabilità civile, sull’insensatezza del male e la sua banalità. Tutto corretto, senza guizzi, eccettuata la performance di Jesse Eisenberg, in meticolosa - è proprio il caso di dirlo - mimesi.

Resistance - La voce del silenzio (2020)
Titolo originale: Resistance
Regia: Jonathan Jakubowicz
Genere: Biografico - Produzione: Usa/Gb/Germania - Durata: 120'
Cast: Jesse Eisenberg, Clémence Poésy, Bella Ramsey, Félix Moati, Vica Kerekes, Matthias Schweighöfer, Géza Röhrig, Ed Harris, Martha Issová, Karl Markovics

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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