Ride your wave di Masaaki Yuasa - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che eXistenZ è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Cinema Suspense alle ore 22:45.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 29/2020

Ride your wave


Regia di Masaaki Yuasa

Il quarto lungo di Masaaki Yuasa avrebbe dovuto rappresentare il debutto sul grande schermo italiano: il biglietto da visita di un’arte sperimentale ed eversiva, ma pure un reminder che non soltanto di Miyazaki e Shinkai è fatta la grandeur dell’animazione giapponese contemporanea, cinematografica e non. Invece Ride Your Wave, inizialmente previsto ad aprile 2020 (stagione NEXO Anime 2020), causa COVID-19 è dirottato su Prime Video. Nondimeno, il consiglio di visione rimane invariato e caloroso: per i neofiti, è da Ride Your Wave che può agevolmente partire un percorso d’approfondimento su un cineasta fluido e simile solo a se stesso. Cresciuto a pane e Il pianeta selvaggio + Yellow Submarine, ne raccoglie l’eco visuale nell’esordio Mind Game, istant cult radicalissimo, montaggio psicotropo che gli fa guadagnare le lodi di Satoshi Kon, poi per quasi 15 anni è storyboarder, animatore, sceneggiatore, regista di corti e anime tv (e persino di un episodio di Adventure Time); dal 2017 è tornato al cinema con un fantasmagorico fuori orario (Night Is Short, Walk On Girl), una versione electro rock di La sirenetta (Lu e la città delle sirene) e ora, su copione di Reiko Yoshida (La forma della voce), un mélo alla Ghost dove una surfista entra in contatto con lo spettro acquatico del perduto (grande) amor. A onor del vero è l’opus narrativamente più canonico di Yuasa, ma anche quello in cui l’acqua si dimostra la sua sezione aurea, elemento indefettibile tramite cui liberare figure oblunghe e polimorfe in continua mutazione, tra carrellate impossibili e angolazioni spericolate: una gioia per gli occhi, va da sé.

Ride your wave (2019)
Titolo originale: Kimi to, nami ni noretara
Regia: Masaaki Yuasa
Genere: Animazione - Produzione: Giappone - Durata: 95'

Sceneggiatura: Reiko Yoshida, Stephanie Sheh

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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