Little Joe di Jessica Hausner - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che Il buono, il brutto e il cattivo è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 21:10.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 33/2020

Little Joe


Regia di Jessica Hausner

C’è una fede, alla base del cinema di Jessica Hausner. La fede nell’unico territorio fertile che il cinema laico conosce: quello del dubbio. Alice è un bioingegnere, si occupa di flora (titolo di uno dei primi corti della regista austriaca), produce il genoma d’una pianta che chiama Little Joe, come il figlio adolescente. Ma il suo amore, quello vero, è per il vegetale o per la prole? Alice sostiene che Little Joe (la pianta, non il figlio) col suo polline porti nientepopodimeno che la felicità. È possibile? Scientificamente sì. E allora è per questo che tutte le persone (e gli animali) che respirano la finissima polvere del fiore cambiano, secondo chi li conosce? È per questo che all’intorno paiono alienati e anaffettivi, uguali e irriconoscibili? Che sia la prova della felicità? Loro, comunque, negano il cambiamento. Forse è reale, forse è percepito (è anche un film sulla dittatura della realtà percepita, questo). Forse il fiore non fa nulla, forse tutto è nell’occhio paranoico di chi guarda. Forse, per essere felici, bisogna fingere di non vedere quel che è sbagliato, recitare, consumare, convincersi (è l’ideologia del contemporaneo: e il cinema d’oggi continua a metterla in scena criticamente). Per Alice, come per lo spettatore, il punto è interpretare l’ottuso enigma del mondo, quel guscio silente, quell’opaca superficie che per Hausner è asettica, geometrica come un quadro di Hopper, disegnata dalla luce dei neon, costruita col gusto retrofuturista di un designer d’interni. Capire se il cambiamento ci sia, se sia Little Joe a portarlo. O se, semplicemente, Alice non comprenda l’evolversi del figlio e quel fiore sia innocuo, una scusa. È un piccolo grande film, questo di Hausner, che è e non è sci-fi da camera su un’invasione degli ultracorpi, una parabola sui limiti etici della ricerca genetica, il teatro psicanalitico di una madre incapace di accettare la crescita del figlio, il filmcervello sul senso di colpa di un’anaffettiva donna in carriera... È l’esercizio d’un cinema iperstilizzato, raffreddato, severamente ridotto al mistero della superficie. Una superficie digitale levigata, settata su un registro monocorde, ridotta nella scala cromatica, parlata con voce atona ma aperta al dissonante, pronta a far emergere il reale (a questo serve la colonna sonora del fu Teiji Ito, marito e compositore di Maya Deren). Un cinema antisettico, igienico (da vedersi insieme a Vivarium: un dittico tra l’estetica Ikea e l’angoscia del contagio), un cinema le cui impenetrabili immagini, carine, rigorose come carta da parati, sono sicuro artefatto, possibile bugia. Little Joe è il controcampo maturo di Lovely Rita (là un’adolescente, qui una madre che cresce un adolescente), la summa d’un percorso che racchiude l’enigma psicanalitico di Hotel, il dilemma sulla possibilità del miracolo (e sul guardare a Dreyer o Tati) di Lourdes, lo scacco tragico e comico della cieca fiducia nell’ideologia (dell’illuminismo come del romanticismo) di Amour fou. Il punto è che non è l’elegante coreografia di luci e personaggi/manichini in vetrina, Little Joe: è il fiorire delle nostre domande. 

I 400 colpi

PMB
6
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SE
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IF
5
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7
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7
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8
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5
media
6.4
Little Joe (2019)
Titolo originale: Little Joe
Regia: Jessica Hausner
Genere: Drammatico - Produzione: Austria/Gb/Germania/Francia - Durata: 100'
Cast: Emily Beecham, Ben Whishaw, Kerry Fox, Kit Connor
Sceneggiatura: Géraldine Bajard, Jessica Hausner

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Little Joe» Cinerama (n° C0/2019)

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