Tenet di Christopher Nolan - la recensione di FilmTv

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La citazione

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Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 35/2020

Tenet


Regia di Christopher Nolan

La trama non si racconta. Per non fare spoiler. E perché non posso dire di aver davvero capito tutti i risvolti, fisici, matematici, cabalistici di Tenet. E infine perché, come dice verso l’inizio uno dei personaggi all’innominato Protagonista, «Non cercare di capire. Sentilo». Indubbiamente questa è l’autentica filosofia, o meglio “modalità cinematografica”, di Christopher Nolan, un autore che maneggia il tempo, lo spazio e il suono come un flusso senza soluzione di continuità (fa testo, in questo caso, la musica di Ludwig Göransson, tecnologica e tonante, ma davvero troppo onnipresente), una corrente incessante e reversibile, alla quale non resta che abbandonarsi. Al tempo soprattutto, ossessione ricorrente di Nolan, che fin da Memento ha fatto degli andirivieni tra passato, presente e futuro un vero e proprio marchio di fabbrica. Qui ci sono due agenti che devono impedire a Sator, un oligarca russo molto potente e molto cattivo (Kenneth Branagh in ciabattone e braghe all’inglese, in perfetto stile bad guy bondiano) di impossessarsi dell’ultima delle nove parti in cui la sua inventrice ha spezzettato, nel futuro, un algoritmo che porterà alla Terza guerra mondiale e alla distruzione totale, e c’è la formidabile possibilità per il Protagonista (l'afroamericano John David Washington, atleticamente molto mobile ma espressivamente piuttosto statico), per la sua spalla Neil (Robert Pattinson, molto british e cool) e per gli altri che li aiutano (compresa Elizabeth Debicki, la moglie chic, maltrattata e tormentata di Sator) di andare avanti e indietro nel tempo grazie all’inversione di entropia, per cui la materia cambia direzione. Come dire che, se sparate un colpo di pistola, la pallottola torna indietro, in canna, uscendo dal muro che ha colpito nel passato (è la prima dimostrazione fornita dal film). Visivamente (solo su grande schermo per favore, altrimenti si rischia l’effetto videogioco) una trovata di altissimo potenziale, che Nolan sfrutta al meglio, costruendo scene potenti come quella dell’inseguimento-tamponamento in autostrada. Ma non sono certo i momenti spettacolari a far difetto in Tenet, tutti notevoli, a partire dall’attentato al teatro dell’Opera di Kiev in apertura fino al catastrofico rullaggio del Boeing 747. Quello che manca, come capita talvolta nei film di Nolan, è il cuore. Il suo cuore (che si sentiva, invece, in Dunkirk e in The Prestige), e perciò quello dei personaggi, senza progressione, senza storia. In compenso, al posto del cuore, ci sono un sacco di spunti-tracce intelligenti (cervellotiche?) mediate da fisica, scienza, fantascienza sui viaggi nel tempo: il paradosso del nonno, l’entropia, il quadrato del Sator, reperto archeologico (e magico) palindromo dal significato ancora dubbio che qualcosa deve entrarci, visto che almeno due delle sue parole sono al centro del film (Sator e Tenet, ma c’è anche Opera e i più attenti avranno certamente scoperto anche Arepo e Rotas). Troppo cervello, oltre al cuore, rischia di ammazzare anche il senso. Se non sei Kubrick, la cui chiarezza era comunque sempre cristallina.

I 400 colpi

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7
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8
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8
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9
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6
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9
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6
media
6.3
Tenet (2020)
Titolo originale: Tenet
Regia: Christopher Nolan
Genere: Sci-fi/Spionaggio - Produzione: Gb/Usa - Durata: 150'
Cast: John David Washington, Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh, Aaron Taylor-Johnson
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Musiche: Ludwig Göransson
Montaggio: Jennifer Lame
Fotografia: Hoyte Van Hoytema

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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