Lacci di Daniele Luchetti - la recensione di FilmTv

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Giulio Sangiorgio dice che Gli indocili è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:15.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

Dopo dieci anni di lavorazione e le prime première europee, i film del progetto DAU vengono resi disponibili al pubblico on demand: addentriamoci in questa opera colossale, analizzando i primi cinque film noleggiabili online.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 39/2020

Lacci


Regia di Daniele Luchetti

Quando cerco chi firmi il Perché sì di questa doppia recensione/scontro dialettico, un collaboratore mi scrive, elencando i tre sceneggiatori (il primo anche regista, il secondo anche autore del romanzo da cui è tratto il film): «Luchetti, Starnone, Piccolo: gente che farebbe diventare di destra anche Gramsci». E certo che è vero che questo Lacci ritorna al cinema borghese degli anni 80 e 90, il cinema delle quattro mura, da salotto, delle cinquanta sfumature dei piccoli sentimenti, di tutte queste etichette che sono divenute automatismi critici, e con un perché. Certo: hanno tutti ragione, e probabilmente Lacci piacerà solo a chi, nella sua bolla, era convinto che tutti avrebbero votato “No” al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Però (o proprio per questo) Lacci, nel suo genere, è un buon film: questi lacci («i legami cambiano gli accenti/diventano pesanti/slegami lasciami andare via»: citiamo Dente, e non Dante, per restare nel midcult) li sa raccontare, sa trovare una forma cinematografica alla trama fatta di materiale estremamente eterogeneo del testo letterario, sa disegnare sottotraccia, mentre i suoi gruppi di attori in interno entrano ed escono da ogni registro recitativo possibile, i percorsi di un sentimento, i suoi doppi segni, le prospettive opposte e contraddittorie delle voci che lo provano, gli effetti collaterali che fa. Non è programmatico nel suo descrivere il sistema-famiglia, è possibilista, in ascolto di ogni personaggio, fino alla sgradevolezza, umanista fino a un rassegnato relativismo. È borghese e midcult? Si parla d’amore e legami. Può essere che sotto sotto, a tratti, al netto di pose e ipocrisie, lo siamo in tanti, se non tutti.

I 400 colpi

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media
5.9
Lacci (2020)
Titolo originale: -
Regia: Daniele Luchetti
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 100'
Cast: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Linda Caridi
Sceneggiatura: Domenico Starnone, Francesco Piccolo, Daniele Luchetti

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Lacci» Cinerama (n° 39/2020)

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