Lacci di Daniele Luchetti - la recensione di FilmTv

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Ilaria Feole dice che Kramer contro Kramer è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Collection alle ore 23:30.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

scelta da
Pedro Armocida

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Recensione pubblicata su FilmTv 39/2020

Lacci


Regia di Daniele Luchetti

Gli anni 80 di Lacci film stanno agli anni 60 di Lacci romanzo come più o meno l’età anagrafica di Luchetti a quella di Starnone. L’operazione di aggiornamento/aderenza autoriale (?) è quindi legittima, sia che si tratti di una traslazione intima e/o universalizzante, sia che si tratti di scelta solo commerciale. Ma qui sta il punto: perché Lacci film (ri)mette in scena invece formalmente una terza epoca di mezzo, quella del cinema midcult di fine 90-inizio millennio che nemmeno i suoi esponenti più in buona fede hanno ancora il coraggio di fare e che il pubblico ha (finalmente?) imparato a disertare. Si obietterà: «Sì, ma la mazzata sui denti alla retorica (o ideologia) familista?». Moderna, attuale. Ma anche no. E poi. In questi casi, la formula «Non era facile per X adattare Y» è sempre un buon rifugio; e infatti il tentativo di mimesi “tecnica” del libro (fatto di monologhi, epistole, scambi incalzanti, grovigli sintattici e paratattici già orchestrati all’origine col bilancino che rende “alto” il “basso” e viceversa) fallisce. Usiamola, dunque. Pace. Càpita. Ma Lacci film fallisce soprattutto la salvaguardia del patto di sospensione dell’incredulità tipico di opere d’altra e meno esigente natura: non ci può volere un quarto d’ora per realizzare di doversi disporre ad accettare l’assurdo fisiognomico che la coppia Orlando/Morante sostituisca Lo Cascio/Rohrwacher perché il patto finzionale prosegua. E soprattutto in assenza di una chiave (da fornire eventualmente a priori, e qui non pervenuta) che possa ammantare tutto di quella (para) metafisicità che il finale da Il settimo continente dei poveri sembra adombrare. Voler non essere chi è e non è, dicevano i Blonde Redhead. Ma questo è un altro discorso.

I 400 colpi

PA
7
PMB
7
MC
6
SE
4
IF
7
MG
6
RM
6
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7
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2
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6
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6
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6
GS
7
RS
6
media
5.9
Lacci (2020)
Titolo originale: -
Regia: Daniele Luchetti
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 100'
Cast: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Linda Caridi
Sceneggiatura: Domenico Starnone, Francesco Piccolo, Daniele Luchetti

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
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Erotismo

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Lacci» Cinerama (n° 39/2020)

Filippo Mazzarella

Filippo Mazzarella (1967) va al cinema da circa 49 anni e da almeno venti macina una media di due film al giorno senza sapere perché né tantomeno capendo esattamente cosa vede. Allo stesso modo, possiede 12.000 dischi che non ha mai ascoltato e 40.000 albi a fumetti che non ha mai letto. Nonostante il vizio del millantato credito, oltre che a FilmTV collabora anche a Corriere della Sera – ViviMilano, alle riviste Ciak e SegnoCinema e al prestigioso Dizionario Mereghetti. Direttore artistico di Cartoomics e consulente di Asti Film Festival, nel tempo libero vorrebbe completare la sua collezione di giocattoli vintage di Star Wars. Ma non ne ha, di tempo libero.
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