La società segreta dei principi minori di Anna Mastro - la recensione di FilmTv

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La citazione

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Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 39/2020

La società segreta dei principi minori


Regia di Anna Mastro

Il cinecomix va con tutto, e sulla sua strada si è già imbattuto nel genere altrettanto prospero del teen movie (rivolgersi a Darkest Minds). In questo film Disney Channel è il turno di una nuova affiliazione di sicuro successo, il Disney princess movie: La società segreta dei principi minori, non bastasse il titolo autoevidente, schiera un giovane gruppetto (d’ispirazione hughesiana, ça va sans dire) di regali perdenti o presunti tali, tutti secondogeniti e tutti geneticamente (!) predisposti a salvare la pelle di fratelli e/o sorelle maggiori, e del loro regno (immaginario, come la Genovia di Pretty Princess). Superpoteri vari ed eventuali (dall’invisibilità al controllo telepatico degli insetti), uno a saldarli insieme: l’amicizia. A sovrastarli, un altro ancora: la modalità narrativa (e di messa in scena, ma è un parolone) ormai rodata (anche nelle grosse produzioni della consanguinea Marvel, vedi Spider-Man: Homecoming e l’ancor più spudorato Far from Home) da pilota (automatico) di serie tv, da robotico compitino di presentazione e collaudo di facce e modi d’uso. Che marciano su stantii cliché (nessuna traccia della forza e dell’equilibrio autosufficienti propri dell’archetipo) mai smossi dalla scrittura - sgraziata - né dal montaggio - svogliato. Non aiuta, poi, una certa ambiguità mal risolta nel profilo del villain, rivoltoso antimonarchico che vuol far saltar in aria le teste coronate in nome del popolo, contrapposto a una protagonista che l’accentramento dei poteri lo combatte in musica, ma solo per vezzo d’adolescenziale trasgressione.

La società segreta dei principi minori (2020)
Titolo originale: Secret Society of Second-Born Royals
Regia: Anna Mastro
Genere: Supereroico/Avventura - Produzione: Usa - Durata: 90'
Cast: Peyton Elizabeth Lee, Skylar Astin, Niles Fitch, Ashley Liao, Isabella Blake-Thomas, Olivia Deeble, Noah Lomax, Faly Rakotohavana, Sam Page, Greg Bryk, Elodie Yung
Sceneggiatura: Alex Litvak, Andrew Green

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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