I predatori di Pietro Castellitto - la recensione di FilmTv

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Matteo Marelli dice che Taipei Story è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:20.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Recensione pubblicata su FilmTv 42/2020

I predatori


Regia di Pietro Castellitto

È l’esordio di un ex ventenne (all’epoca della scrittura del soggetto), classe 1991, post ideologico, post tutto. Anche post commedia all’italiana, da cui I predatori si tiene alla larga. Non c’entra nemmeno il Virzì di Ferie d’agosto, anche se la narrazione gira attorno a due famiglie, una, diciamo così, borghese e di sinistra, i Pavone, e l’altra, ridiciamo così, proletaria e di destra, i Vismara. Il racconto gioca, sì, sui tratti più eccentrici e grotteschi, ma senza sovrastrutture e soprattutto senza dialogo tra le due classi sociali. Ognuno rimane quello che è e Castellitto sembra permettersi una certa empatia con i Vismara (d’altro canto l’autore delle musiche del film Niccolò Contessa alias I cani non cantava dei pariolini di diciott’anni «animati da un generico quanto autentico fascismo»?). Ma è il punto di vista di chi guarda, di chi cerca di mettere una bomba per far saltare il suo stesso gioco, ossia il deus ex machina Pietro Castellitto, a fare di questo film libero un unicum tra gli esordi contemporanei. Viene in mente Nanni Moretti, per una certa costruzione di un personaggio osservante e anche un po’ moraleggiante. Ma poi, diversamente da lui, Castellitto esplode in uno stile espressivo esuberante e ambizioso, pieno di primissimi piani, pianisequenza, stacchi di montaggio… La speranza è che il suo non sia un “one shot”, ossia che Castellitto non abbia ancora detto tutto quello che aveva nel cassetto da dire, voce di una generazione che chiede, non ai genitori, ma ai nonni (ricordiamo che quello del regista, Carlo Mazzantini, è l’autore di A cercar la bella morte sulla sua militanza di repubblichino): «Perché il futuro fa più paura della morte?».

I 400 colpi

PA
7
PMB
5
FDM
8
SE
4
IF
6
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4
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7
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3
RMO
6
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7
GS
5
media
5.5
I predatori (2020)
Titolo originale: -
Regia: Pietro Castellitto
Genere: Grottesco - Produzione: Italia - Durata: 109'
Cast: Massimo Popolizio, Pietro Castellitto, Manuela Mandracchia, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Nando Paone, Vinicio Marchioni
Sceneggiatura: Pietro Castellitto

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Pedro Armocida

Nasco a Madrid nel 1971 quando ancora la Spagna non faceva parte della CE e qualche compagno litigioso alle elementari a Roma mi diceva: “Tornatene nel tuo paese”. Cosa che ho fatto spesso e con gioia. Ufficiale dell’Esercito mancato. Avvocato mancato, mi laureo in Lettere alla Sapienza con tesi sul cinema della Escuela de Barcelona, relatore Giovanni Spagnoletti, che nel Duemila mi chiama a organizzare www.pesarofilmfest.it, di cui dal 2015 sono il direttore artistico. Attualmente scrivo anche per Il Giornale, Ciak, 8½, dirigo le Edizioni dell’Altana e ho curato qualche libro tra cui Esordi italiani. Gli anni Dieci al cinema (2010-2015) (Marsilio) e, insieme ad altri, Romanzo popolare (Marsilio);  Cinema in Spagna oggi (Lindau), Oltre la frontiera. Il cinema messicano contemporaneo (Revolver), Il cinema argentino contemporaneo e l’opera di Leonardo Favio (Marsilio). Sogno un cimitero di campagna e io là. All'ombra di un ciliegio in fiore senza età. Per riposare un poco due o trecento anni. Giusto per capir di più e placar gli affanni.

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