Nuvole di Justin Baldoni - la recensione di FilmTv

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Matteo Marelli dice che Rocco e i suoi fratelli è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 01:10.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

Dopo dieci anni di lavorazione e le prime première europee, i film del progetto DAU vengono resi disponibili al pubblico on demand: addentriamoci in questa opera colossale, analizzando i primi cinque film noleggiabili online.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 42/2020

Nuvole


Regia di Justin Baldoni

Che Justin Baldoni (se siete fan, come dovreste, di Jane the Virgin lo ricorderete come Rafael) si sia specializzato in racconti di malattia e di coraggiosi congedi dal mondo, è fatto assodato: prima con la docuserie My Last Days, poi con l’esordio nel lungo di finzione A un metro da te, ispirato alla vicenda della youtuber Claire Wineland, affetta da fibrosi cistica. A Zach Sobiech, invece, viene diagnosticato l’osteosarcoma a 14 anni, e la sua vita muta in una corsa contro il tempo per realizzare il sogno di diventare cantautore. Il singolo Clouds (inno ad andare avanti, guardare oltre, puntare alto), passato in radio poche settimane prima della sua morte nel 2013, totalizzerà milioni di ascolti. Baldoni, che Sobiech, come Wineland, aveva già incontrato per My Last Days, partendo dal memoir della madre ne condensa la parabola mettendocela tutta per bonificarla dalla retorica e per sgonfiare il patetismo in agguato, con qualche guizzo (il film parte con un pianosequenza frenetico, poi, rivelata la fase terminale, si spezza; mentre scopre di accorciarsi, il tempo si dilata) e, nella seconda parte, un cenno di consapevolezza del rischio congenito al genere (la refrattarietà di Zach alla strumentalizzazione pietista della propria condizione e la messa in discussione dell’effettivo valore, oltre la commerciabilità della narrativa, dei suoi desideri). Sono, appunto, cenni, sprazzi (come pure l’idea di un impossibile triangolo amoroso), che non escludono qualche caduta (l’immancabile montaggio finale) ma fanno di Nuvole un abbraccio delicato e sentito.

Nuvole (2020)
Titolo originale: Clouds
Regia: Justin Baldoni
Genere: Drammatico/Biografico - Produzione: Usa - Durata: 121'
Cast: Fin Argus, Sabrina Carpenter, Neve Campbell, Madison Iseman, Tom Everett Scott, Lil Rel Howery, Dylan Everett, Vivien Endicott Douglas, Summer H. Howell, Mylène Dinh-Robic
Sceneggiatura: Kara Holden, Casey La Scala

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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