#Unfit - La psicologia di Donald Trump di Dan Partland - la recensione di FilmTv

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Matteo Marelli dice che Rocco e i suoi fratelli è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 01:10.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

Dopo dieci anni di lavorazione e le prime première europee, i film del progetto DAU vengono resi disponibili al pubblico on demand: addentriamoci in questa opera colossale, analizzando i primi cinque film noleggiabili online.

La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2020

#Unfit - La psicologia di Donald Trump


Regia di Dan Partland

«Trump è adatto a governare?». Negli Usa freschi d’elezioni del 2017 non stupisce che a Dan Partland la domanda sia parsa cruciale. Né sorprende il verdetto, formulato da psicologi, storici e comunicatori politici e appalesato dal titolo del film: unfit, “inadatto“. In quanto narcisista maligno, insomma, il 45° presidente non dovrebbe sedere nello Studio ovale. A sostegno della diagnosi, formulata in consapevole violazione dell’abusata regola di Goldwater, interviste frontali, di differente caratura ma unanime approdo, intervallate da inserti cartoon. Tutto buono, e giusto. Possibile, però, che solo a Anthony Scaramucci, discutibile fu direttore delle comunicazioni per Trump, venga in mente d’interrogarsi sulle ragioni della sua vittoria? Questa - va da sé - è tutta un’altra domanda.

#Unfit - La psicologia di Donald Trump (2020)
Titolo originale: Unfit: The Psychology of Donald Trump
Regia: Dan Partland
Genere: Documentario - Produzione: Usa - Durata: 83'

Montaggio: Scott Evans
Fotografia: Guy Mossman

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