Labyrinth of Cinema di Nobuhiko Obayashi - la recensione di FilmTv

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Su IRIS alle ore 16:55.

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È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

scelta da
Pedro Armocida

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Recensione pubblicata su FilmTv 44/2020

Labyrinth of Cinema


Regia di Nobuhiko Obayashi

«Le guerre cominciano perché complichiamo le cose». Nobuhiko Ôbayashi, regista nipponico noto soprattutto per la fantasmagoria Hausu, horror sui generis nel quale s’intrecciano ironia pop, citazionismo e uno spirito iconoclasta influenzato dal surrealismo, si diletta con una personalissima rilettura della storia e del cinema nipponico. Il film inizia a Onomichi, città della prefettura di Hiroshima, nella quale il regista è nato e dove il maestro Ozu ha ambientato il venerabile Viaggio a Tokyo. Una sala cinematografica sta per chiudere i battenti e si trasforma in una macchina del tempo a bordo della quale tre attori rivivono momenti della storia (del cinema). L’esplosione della prima bomba atomica, però, è dietro l’angolo. Con libertà olimpica, il regista non si limita solo a omaggiare il cinema (il film è un autentico dedalo di citazioni), ma offre soprattutto uno sguardo critico sul Giappone e le modalità attraverso le quali è stata raccontata la sua storia. Utilizzando come strumento guida i versi del poeta Chuya Nakahara, il regista offre un vortice spericolato di situazioni nel quale i protagonisti passano attraverso film di samurai, musical e via elencando. Con la leggerezza di un cartone animato, Nobuhiko Ôbayashi tenta di trasformare in punti di forza le debolezze di effetti digitali vintage esibiti come volutamente naïf trasformando il film in un saggio di cinema sperimentale senza rinunciare alle sue qualità burlesche stile Hellzapoppin’. Forse si poteva stringere un tantino sulla durata (quasi tre ore…), ma Labyrinth of Cinema è senz’altro un epilogo all’altezza di una traiettoria artistica unica.

I 400 colpi

IF
7
GAN
7
ES
8
GS
8
media
7.5
Labyrinth of Cinema (2019)
Titolo originale: Labyrinth of Cinema
Regia: Nobuhiko Obayashi
Genere: Sperimentale - Produzione: Giappone - Durata: 179'
Cast: Tadanobu Asano, Takuro Atsuki, Yoshihiko Hosoda, Takahito Hosoyamada, Shinnosuke Mitsushima, Riko Narumi, Yukihiro Takahashi, Takako Tokiwa, Hirona Yamazaki, Rei Yoshida
Sceneggiatura: Nobuhiko Obayashi

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Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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