Bronx di Olivier Marchal - la recensione di FilmTv

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Ilaria Feole dice che Una giornata particolare è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Cinema Due alle ore 23:25.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 45/2020

Bronx


Regia di Olivier Marchal

Nel frattempo Olivier Marchal è diventato un personaggio pubblico. Ex poliziotto, si schierò dalla parte dei colleghi durante la stagione calda dei gilet gialli con una lettera aperta, ha partecipato a qualche talk show, porta avanti la sua battaglia politica affinché il ruolo di ministro dell’interno sia ricoperto obbligatoriamente da funzionari di polizia o gendarmi. Questo è Marchal, non altro, non altri. I suoi film sono lo specchio dell’anima. Bronx non fa eccezione, anzi è il manifesto di un pensiero e di uno sguardo. Solo che Marchal questa volta non è solo, c’è Marsiglia che ha un codice tutto suo. La storia criminale della città focese è stratificata, in origine i còrsi, poi gli italiani, adesso i magrebini, ma i còrsi son tornati, e gli italiani forse non se ne sono mai andati... E c’è la polizia. Una sola? No: quella che fa affari con i còrsi, quella che tratta con i magrebini e così via, fino agli onesti, rovinati e marci dentro, mortificati da una catena di comando che è solo far carriera, dalla burocrazia corrotta e dalla stoltezza dei decisori. Bronx è il luogo delle viscere, l’invisibile cuore nero della città perché tutt’intorno e sopra la bellezza è abbagliante, ma la cattedrale di Sainte-Marie-Majeure può trasformarsi nel luogo di una contesa sacrilega, la Baie des singes diventare all’improvviso il teatro di una guerra. Quella tra bande, i còrsi (guidati dalla regina nera Claudia Cardinale e da suo figlio Alain Figlarz, vecchia e truce conoscenza) contro tutti, con quattro sbirri a cercare di sparigliare le carte. Commettono un errore uccidendo un collega infiltrato, e da lì tutto precipita. A inseguire la coerenza della storia, o a soppesare le situazioni più o meno verosimili (uno come Nadal non entrerebbe mai in un’auto ostile con un passeggero dietro senza assicurarsi che sia disarmato, suvvia) non si va da nessuna parte, il cinema di Marchal è atmosfera, facce e sensazioni. Quelle fatali appiccicate ai personaggi che per proprietà transitiva finiscono per stropicciare gli occhi dello spettatore. Marchal è la prima, formidabile sequenza, quella con il Vecchio (Gérard Lanvin) in ospedale scortato da Vronski, il capo dell’anti gang, un detour irregolare sancito da un unico sguardo. Gli è bastato guardarsi per capire che uno non fregherà l’altro. Marchal è la sparatoria sulla spiaggia, la violenza inesorabile e cieca, in questo caso quasi alla lettera perché si finisce per non capire più a chi si sta sparando. Marchal è la percettibile fatica dei suoi uomini piegati dagli eventi, lo spirito di corpo trionfante, l’urlo della notte cupa che squarcia il sole del Panier, la vendetta come unico valore condiviso dai buoni e dai cattivi. Marchal è il suo cast. Poco noti i quattro interpreti dei flic, tranne Kaaris, star francese del rap, mentre oltre ai comprimari di lusso sopra citati si muovono all’ombra della luce marsigliese Jean Reno, Catherine Marchal nei panni dell’agente degli affari interni, l’ottimo Francis Renaud con occhio di vetro e il grande Moussa Maaskri (Costa). Tutto qua. Niente di più, ma neanche niente di meno.

I 400 colpi

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4
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5
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media
5.0
Bronx (2020)
Titolo originale: Bronx
Regia: Olivier Marchal
Genere: Azione/Gangster - Produzione: Francia - Durata: 116'
Cast: Lannick Gautry, Stanislas Merhar, Kaaris, David Belle, Jean Reno, Claudia Cardinale, Patrick Catalifo, Moussa Maaskri, Catherine Marchal, Francis Renaud, Erika Sainte
Sceneggiatura: Olivier Marchal

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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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