L'uno di Alessandro Antonaci, Stefano Mandalà, Daniel Lascar, Paolo Carenzo - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Chinese Box è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Certainly it constitutes bad news when the people who agree with you are buggier than batshit.»

scelta da
Lorenza Negri

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Recensione pubblicata su FilmTv 47/2020

L'uno


Regia di Alessandro Antonaci, Stefano Mandalà, Daniel Lascar, Paolo Carenzo

Prima o poi bisognerà contare i film italiani figli di Perfetti sconosciuti (e Il nome del figlio) e, forse, a monte, di Carnage, con i personaggi chiusi in un ambiente a scannarsi. Qui sono sei e l’ambizione pirandelliana convive col pretesto da distopia sci-fi: in cielo è apparso il misterioso Uno, che costringe le persone a casa in coprifuoco (ricorda qualcosa?), ma non si capisce cosa sia né si vede mai. Quel che si vede è un interminabile Capodanno organizzato da una coppia alla frutta, con altre due coppie precarie, tra il teatro piemontese (nasce da una pièce, con gli autori/attori coinvolti anche qui) e il low budget che annusa l’aria dei tempi. Interpreti volenterosi, qualche svolazzo registico, flashback per movimentare. Meglio il menù del cenone (dichiarato, almeno) che il film.

L'uno (2020)
Titolo originale: -
Regia: Alessandro Antonaci, Stefano Mandalà, Daniel Lascar, Paolo Carenzo
Genere: Fantascienza/Commedia - Produzione: Italia - Durata: 92'
Cast: Elena Cascino, Matteo Sintucci, Stefano Accomo, Anna Canale, Paolo Carenzo, Carlo Alberto Cravino, Alice Piano
Sceneggiatura: Anna Canale, Paolo Carenzo, Elena Cascino, Carlo Alberto Cravino, Alice Piano, Matteo Sintucci

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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