Sangue chiama sangue di David Ayer - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Chinese Box è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Recensione pubblicata su FilmTv 49/2020

Sangue chiama sangue


Regia di David Ayer

Sangue chiama sangue è l’ultimo film di David Ayer, l’autore, tra l’altro, di Suicide Squad, il cinecomix legato all’universo DC che ha lanciato il personaggio di Harley Quinn (Margot Robbie) poi protagonista di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn. Evidentemente gli piace spaziare dal blockbuster al B movie, oppure chissà, il cambio di passo è stato una necessità. Siamo comunque di fronte a un noir che pare fatto in casa, l’abbecedario delle occasioni sprecate, del ridicolo involontario e della superficialità d’ogni approccio, registico o narrativo che sia (scrive e dirige, Ayer). David e Creeper recuperano crediti a Los Angeles per il peggior cartello messicano, comandato da un boss carcerato e spietatissimo che ha con il primo un legame misterioso ma speciale. È timorato di Dio David, una bella famiglia, moglie devota e due figli. Un brutto giorno arriva un nuovo narcotrafficante messicano ancora più malvagio degli altri a scatenare la classica lotta di potere, senza esclusione di colpi, aiutato da una sicaria del tutto improbabile. Creeper è interpretato da Shia LaBeouf, “il diavolo” come lo chiamano le sue vittime: credeva talmente tanto al ruolo che si è tatuato veramente sulla pancia i disegni previsti dal copione, ma i tatuaggi si vedono per un microsecondo in una sola scena. Il suo personaggio è inconsistente e totalmente senza senso ma quello di David è pure peggio, perché banalissimo e privo di spessore. I dialoghi sono mediamente agghiaccianti, il cast in generale scarsissimo, le situazioni tirate via senza una scintilla di originalità che sia una. Insomma, un disastro.

Sangue chiama sangue (2020)
Titolo originale: The Tax Collector
Regia: David Ayer
Genere: Noir - Produzione: Usa - Durata: 108'
Cast: Bobby Soto, Shia LaBeouf, Cinthya Carmona, Jose Conejo Martin, Cheyenne Rae Hernandez, Cle Sloan, Richard Mesquita, George Lopez, Brian Martin Ortega, Aaliyah Lopez
Sceneggiatura: David Ayer

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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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