Fata madrina cercasi di Sharon Maguire - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Chinese Box è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 49/2020

Fata madrina cercasi


Regia di Sharon Maguire

Unica nuova leva in una classe di mature aspiranti Fate madrine, l’effervescente Eleanor non vede l’ora di cominciare a distribuire lieti fine. Atterrata a Boston dall’incantata Motherland per esaudire il desiderio di ricomposizione familiare di una bimba, la trova ormai adulta: oggi è una fulva mrs. Scrooge, sorrisi tirati e carriera avvilente, vero amore trapassato e proprio nessuna voglia di credere alle fiabe, ai sogni (neppure quelli delle trascurate figlie adolescenti) e al Natale. Ma, pur nel suo svampito candore, persino Eleanor sa che basta un poco di zuccheroso makeover, di sospensione dalle faccende domestiche (gentilmente concessa da un procione tuttofare) e di flirt su una pista da ballo, ed ecco che la pillola della fede in un futuro migliore va giù. Cripto (ma mica tanto) remake di Come d’incanto, con l’autoironica Jillian Bell in luogo di Amy Adams (e ad ammiccare alla burrosa imbranataggine di Bridget Jones, portata sullo schermo proprio dalla regista Sharon Maguire) e Isla Fisher a sostituire lo scetticismo di Patrick Dempsey (che è anche un po’ quello di Jennifer Morrison nella galassia disneyana di Once Upon a Time), Fata madrina cercasi ha perlomeno il merito di trattare con autoironia la propria natura derivativa e l’eccesso naïf dei personaggi («Aiuto le persone a trovare la felicità». «Ah, sei californiana!»). E nel finale, facendo confrontare la Fata superiora old fashioned (sessismo interiorizzato incluso) con istanze moderne, prosegue il discorso aperto di recente in casa Disney sui diversi significati del provare a vivere almeno un po’ felici e relativamente contenti.

Fata madrina cercasi (2020)
Titolo originale: Godmothered
Regia: Sharon Maguire
Genere: Commedia/Fantasy - Produzione: Usa - Durata: 100'
Cast: Jillian Bell, Isla Fisher, Jane Curtin, Mary Elizabeth Ellis, June Squibb, Santiago Cabrera
Sceneggiatura: Kari Granlund, Melissa Stack

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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