Weekend di Riccardo Grandi - la recensione di FilmTv

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Ilaria Feole dice che Ricomincio da tre è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Cinema Comedy HD alle ore 22:35.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 51/2020

Weekend


Regia di Riccardo Grandi

Un’industria cinematografica normale, periodicamente, produce anche film che ambiscono a essere prima di tutto una vetrina del loro cast, per esprimerne le potenzialità e imporli all’attenzione del pubblico. Ecco, Weekend potrebbe anche essere un piccolo showreel di un potenziale brat pack nostrano, con cinque giovani maschi alfa del cinema italiano di oggi, tra volti emergenti (Lapice, da Il primo re e Imma Tataranni), vecchie conoscenze (Franceschini, cinema e tante fiction Rai), ex esordienti d’autore (Antinori, dal Bertolucci di Io e te), promesse ormai cresciute (Scicchitano, Scialla) e teen idol da piattaforma (Zurzolo, da Baby a Sotto il sole di Riccione). I primi quattro si ritrovano isolati per un weekend in una baita in piena bufera, dove sono stati portati incoscienti da qualcuno, per far loro rivelare se davvero il suicidio dell’ultimo in quello stesso luogo anni prima non nasconda altro. Quindi, Weekend è la vetrina claustrofobica di un gioco al massacro, tra ribaltamenti e voltafaccia, congelato (!) in spazi soffocanti dove si dibattono disperatamente coscienze e ricordi, ai quali danno respiro i flashback della notte della tragedia, nella medesima baita, ma in estate, con un bel contrasto di toni e di colori, a evadere un minimo dal solito format produttivo low low budget mono-set (o quasi) italiano recente. Grandi, forte dell’esperienza di regista pubblicitario, declina bene in thriller il suo microcosmo, ma battute e dialoghi non sono sempre irresistibili e il rischio dello stereotipo è dietro l’angolo. Però, in questo Grande freddo (alla lettera), dove homo homini lupus (con un lupo vero fuori dalla porta), almeno c’è una certa cattiveria di fondo fino alla fine.

Weekend (2020)
Titolo originale: -
Regia: Riccardo Grandi
Genere: Thriller - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Lorenzo Zurzolo, Jacopo Olmo Antinori, Greta Ferro, Alessio Lapice, Eugenio Franceschini, Filippo Scicchitano, Walter Cordopatri, Sara Ricci
Sceneggiatura: Alfredo Arciero, Claudia De Angelis, Riccardo Grandi

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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