La tela dell'inganno di Giuseppe Capotondi - la recensione di FilmTv

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Ilaria Feole dice che Ricomincio da tre è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Cinema Comedy HD alle ore 22:35.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 02/2021

La tela dell'inganno


Regia di Giuseppe Capotondi

Se si inserisce il nome di Charles Willeford nel campo di ricerca del sito Feltrinelli escono una manciata di titoli di suoi libri tradotti in italiano e poi viene consigliato di leggere Charles Bukowski. Algoritmo burlone, ma non inopportuno. Erano entrambi colti e dai molteplici interessi intellettuali, ma Willeford non diventerà mai celebre come il collega barflyer e si dedicherà soprattutto all’hard boiled, con rare eccezioni. Tipo il romanzo The Burnt Orange Heresy, dal quale Giuseppe Capotondi (La doppia ora) ha tratto questo La tela dell’inganno sceneggiato da Scott B. Smith, che negli anni 90 scrisse il capolavoro di Sam Raimi Soldi sporchi. Uno scaltro critico d’arte, perfettamente consapevole del proprio talento manipolatore, insieme a una donna che vivrà due volte accetta l’invito di un celebre collezionista sul lago di Como, dove ospita in una villa anche un geniale artista che da molti anni vive ritirato. Deve conquistarsi la sua fiducia per poi sottrargli un’opera che potrebbe essere di valore inestimabile. Una «solida storia criminale sullo sfondo di una parodia dell’arte contemporanea», nelle parole di Willeford, che invece diventa un thriller alla Hitchcock nel racconto di Capotondi, molto bravo a calibrare gli elementi scabrosi (Mick Jagger è il diavolo, probabilmente, il delitto è imperfetto, lo scenario scivola nel gotico, lo stesso artista è ambiguo) senza lasciarli esplodere, fino alla fine. La scelta del protagonista Claes Bang rimanda a The Square ma qui non c’è nulla di teorico o pedante, benché la posta in gioco della storia trascenda l’arte per condizionare la vita. Si tratta della verità, o almeno la sua impronta.

La tela dell'inganno (2019)
Titolo originale: The Burnt Orange Heresy
Regia: Giuseppe Capotondi
Genere: Thriller - Produzione: Gb/Italia/Usa - Durata: 99'
Cast: Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger, Donald Sutherland, Rosalind Halstead, Alessandro Fabrizi
Sceneggiatura: Scott B. Smith, Charles Willeford

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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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